I servizi e le interviste
di Moebius


Come andarono le cose sull'Isola di Pasqua?
E' ancora aperto il dibattito sull'estinzione del popolo rapanui



Non so se lo sapete ma da tempo è in corso una certa discussione fra archeologi, ambientalisti - quelli che studiano i mutamenti storici degli ecosistemi - naturalisti in genere, un dibattito su cosa effettivamente successe sull'Isola di Pasqua. Si parla di vicende collocate intorno ai 5/6 secoli fa, suppergiù, quando l'isola era abitata dal popolo rapanui. Diciamo le cose meglio, tuttavia: sull'isola gli umani pare siano arrivati intorno all'800 dC, provenienti da isole polinesiane. In quell'epoca, e per molti secoli successivi, Rapa Nui si presentava ricoperta da una fitta foresta di grandi palme. Poi le cose cambiarono.

Vi ricordo che Isola di Pasqua è una nostra definizione; per la gente che l'abitava era Rapa Nui, da cui anche il nome del popolo.
La discussione nasce da una tesi, forte, è cioè quella che definisce quel popolo, avvolto nella nevrosi - si può definirla tale - di costruire quelle famose teste giganti, attività per la quale si usarono i tronchi delle palme, il che significò grandi tagli. Qui siamo intorno al 1400 dC.

Merita ricordare che sull'Isola c'erano diversi gruppi, divisi, non proprio come se si trattasse di etnie diverse, però di paesi sì. Ricordiamoci, quando si va indietro nel tempo, che relazioni difficili vi erano anche tra gente che abitava a un tiro di freccia; le lotte far Pisa e Firenze ma anche quelle fra le cittadine, vicinissime, della Gallia ai tempi di Giulio Cesare, abile sfruttatore di queste rivalità.
Torniamo a Rapa Nui. Le tribù locali combattevano a colpi di teste giganti; chi ne faceva di più, chi le faceva più grandi. E stiamo parlando di diverse tonnellate. Per collocare qua e là le grandi teste, Moai si chiamavano, bisognava farle rotolare sui tronchi di palma e quindi si prese a tagliare a destra e a manca. Non solo: l'isola fu raggiunta da nuova popolazione, e più gente fece emergere la necessità di recuperare spazio per le coltivazioni. Insomma: si sostiene che sparirono 6 milioni di alberi in 300 anni, man mano, nell'arco di un paio di secoli. Questo portò un cambiamento profondo di tutto l'ecosistema dell'isola, un deterioramento, e la conseguenza di tutto ciò fu la scomparsa del popolo rapanui. Un esempio, antico, di incapacità di relazionarsi all'ambiente.

Ma un'altra serie di ricerche sostiene, invece, che ad un certo punto gli abitanti si accorsero, eccome, che le cose stavano peggiorando nel loro ambiente, e corsero ai ripari. Capirono come coltivare con metodi più sostenibili. E poi mutò anche la loro struttura sociale, diventando meno competitiva e quindi non affannata in gare con testoloni giganti
Ma se le cose sono andate così, come dice questa seconda tesi, come è successo che la gente di Rapa Nui è ad un certo punto scomparsa. Ebbene, la causa sarebbero state le malattie, portate dagli esploratori europei ai primi del '700. Questo, lo sappiamo, è accaduto altre volte, è accaduto in molte regioni del Sud America, e quindi non sarebbe una novità.

(3 marzo 2009)

 

 

 

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