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I denti delle balene servono per corteggiare


 
   
 

 

Le zanne dei maschi delle balene col becco (del genere Mesoplodon) non servono per mangiare ma per attirare le femmine: praticamente una sorta di coda di pavone. È quanto ha scoperto un team di scienziati guidati da Scott Baker, direttore associato del Marine Mammal Institute dell'università dell'Oregon: prelevando campioni di DNA dalle 14 specie diverse di balene col becco e ricostruendo un albero genealogico delle varie specie, hanno dimostrato che la forma di queste zanne costituisce un elemento chiave per differenziarle tra loro. Questo significa che i maschi che hanno più successo nel corteggiamento sono quelli con i denti più "caratterizzati", perché le femmine sanno che accoppiandosi con loro i tratti esteriori della specie verranno preservati: "Le zanne servono alle femmine per capire se il maschio è della loro specie o meno, perché per forma e colore son tutte più o meno simili", dichiara il dottor Baker. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Systematic Biology.
Questa scoperta mette fine al dubbio che gli scienziati hanno nutrito per anni in merito all'utilità di queste zanne, tanto più che la dieta della balena col becco è composta essenzialmente da calamari.
Ma presto dovranno cambiare abitudini alimentari, stando a quanto si legge sulla rivista PNAS. Secondo uno studio condotto da Rui Rosa, del Dipartimento di Oceanografia dell'Università di Lisbona, si è scoperto che i calamari giganti potrebbero diventare una specie rara, se i cambiamenti climatici non si arrestano.

Questi animali (il cui nome scientifico è Dosisicus Gigans), che vivono nel Pacifico orientale, hanno un metabolismo che varia a seconda di dove si trovano: la notte vanno a cibarsi sulla superficie dell'oceano, mentre di giorno si rifugiano nelle profondità degli abissi, dove si trova meno ossigeno e dove quindi il loro metabolismo rallenta dell'80%. Secondo l'IPPC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l'anidride carbonica prodotta dalle attività umane si dissolve negli oceani, che diventano sempre più acidi. Ciò comporta una riduzione di ossigeno e un conseguente rallentamento del metabolismo dei calamari. Questi animali di conseguenza diventeranno più suscettibili agli attacchi dei predatori e meno capaci di catturare prede a loro volta.

(19 febbraio 2009)

 

 

 

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