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Immagine composita dell'ammasso di galassie Abell 521

 
 

Scoperta da un team italiano una sorgente diffusa di emissione radio a grande lunghezza d'onda nell'ammasso di galassie denominato Abell 521.
Lo studio conferma alcune previsioni teoriche e apre la strada alla ricerca di una nuova classe di sorgenti. I risultati della ricerca pubblicati su Nature.

C'è un nuovo segnale nel cielo, che fino ad oggi ci era sfuggito. Si trova nello spettro delle onde radio, ad una frequenza molto bassa che fin quì non si era riusciti ad osservare. La scoperta è frutto di una ricerca internazionale guidata da astrofisici dell'INAF e astronomi dell'Università di Bologna.
Questo tipo di emissione, detta "alone", prevista ma mai osservata prima, testimonia la collisione in corso tra due due giganteschi ammassi di galassie che formano il sistema detto Abell 521. Commenta Gianfranco Brunetti, dell'INAF-Istituto di Radioastronomia di Bologna e primo autore dell'articolo che uscirà domani, su Nature: "Questo particolare segnale è proprio quello che stavamo cercando da tempo, da quando qualche anno fa ne avevamo previsto l'esistenza".

La scoperta è stata ottenuta grazie al Giant Metrewave Radio Telescope GMRT in India, lo strumento oggi più sensibile nella banda delle onde radio lunghe. E sarà pane per i denti del nuovo radiotelescopio europeo LOFAR (LOw Frequency Array) che osserverà l'Universo a lunghezze d'onda comprese fra 1 e 10 metri con una sensibilità fino a 100 volte superiore a quella dei radiotelescopi attuali.

Confermando le previsioni teoriche secondo le quali le collisioni fra ammassi di galassie producono anche segnali radio a grande lunghezza d’onda, lo studio apre la strada alla ricerca di una nuova classe di sorgenti che potranno essere individuate con i radiotelescopi di nuova generazione.

Ad ogni nuova sorgente che viene scoperta sono associati nuovi tipi di informazione sugli oggetti e i fenomeni astronomici. Lo studio di queste emissioni radio, siega Brunetti, consentirà di ricavare informazioni su due importani processi: anzitutto, "contando" il numero di sorgenti che si troveranno, si potrà stimare quanto frequenti siano gli scontri tra ammassi di galassie e perciò quanto abbiano influito nell'evoluzione cosmica; dall'altro lato, studiando qualitativamente queste emissioni , si potrà invece capire meglio la fisica degli ammassi stessi. Lo spazio tra le galassie, infatti, è ricco di gas caldo intergalattico. Questo gas, enelle collisioni, si carica di energia, ma il meccanismo fisico di trasferimento dell'energia non è noto. I ricercatori dell'INAF ritengono che si tratti di turbolenza, ma è un punto da chiarire. Lo scoperta contribuirà appunto a fare luce su questo fenomeno, e consentirà in futuro di arrivare a un modello più preciso della fisica di questi oggetti.

Nel team di scienziati guidato da ricercatori dell’INAF e dell’Università di Bologna hanno partecipato anche ricercatori dei centri statunitensi dello Smithsonian Astrophysical Observatory, National Radio Astronomy Observatory e Naval Research Laboratory.

Vai alla notizia sul sito dell'INAF

(16 ottobre 2008)

 

 

 

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