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di Moebius


I Nobel per Chimica, Medicina e Fisica,
fra sorprese e polemiche


 
   
 

Che Luc Montaigner e la sua collega Françoise Barré-Sinoussi abbiano ricevuto il Nobel 2008 per la Medicina non è sorprendente, essendo la motivazione del premio essenzialmente rivolta alle ricerche sull'AIDS e all'individuazione del virus. Ciò che può sorprendere, non v'è dubbio, è l'assenza di Robert Gallo, il ricercatore americano dell'Università del Maryland.
E' un dato storico: alla fine degli anni '80 Montaigner isola un virus che ritiene possa essere quello dell'AIDS, ma è Gallo che dimostra la veridicità della scoperta. Un Nobel a tutti e due ci stava.
Perché a Stoccolma si è scelto diversamente? Risposte non se ne avranno direttamente dalla Accademia delle Scienze. Nota la sua assoluta riservatezza in occasione di polemiche.
Non è escluso che all'origine della scelta ci siano le vicende di quegli anni.
Non si scrisse, in quegli anni, una bella pagina di scienza. Fra le due sponde dell'Atlantico i due gruppi, quello di Gallo e quello di Montaigner, svilupparono un clima di concorrenza fatto di chiusure reciproche, sospetti infiniti, abbondanti scorrettezze. I due più importanti centri di ricerca mondiali, la frontiera delle conoscenza, dalla quale potevano arrivare indicazioni cruciali per ridurre la drammaticità della situazione - migliaia di persone morivano ogni anno - si spezzava sotto i colpi di una competizione che, non esageratamente, si definì cinica.
Robert Gallo finì anche sotto inchiesta per essersi procurato dati dal laboratorio di Montaigner, di frodo, sottratti quindi. Le indagini non trovarono prove evidenti, ma un'ombra sul ricercatore americano si diffuse stabilmente.
Forse a questi fatti si è riferita l'Accademia di Stoccolma? Non è escluso. E la scelta di premiare la scoperta del virus dell'AIDS oggi, a più di vent'anni dall'evento, mentre era assolutamente possibile da prima un Nobel a questa ricerca di indubbio valore, fa penare che la commissione giudicante ha voluto lasciar passare del tempo per non soffiare sul fuoco delle polemiche.

Il virologo tedesco Harald zur Hausen riceve il terzo Nobel per la Medicina per avere dimostrato le connessioni dirette fra Papilloma virus e cancro all'utero. Qui le cose vanno via lisce.

Tre giapponesi - uno però è da tempo cittadino americano - si aggiudicano il Nobel per la Fisica:
- Yoichiro Nambu, che lavora negli Stati Uniti al Fermi Institute di Chicago.
- Makoto Kobayashi, che svolge attività di ricerca agli acceleratori di Tsukuba, in Giappone.
- Toshihide Maskawa, che opera all'Istituto di FisicaTeorica della Kyoto University, sempre in Giappone.
Sono stati premiati per il loro contributi alle teorie che studiano la simmetria dell'universo e, in particolare, la rottura di questa simmetria.
Difficile entrare nei particolari delle loro ricerche. Può essere decisamente interessante, però, spiegare il contesto in cui queste ricerche si muovono, contesto al quale i 3 giapponesi hanno dato contributi interessanti.
Vediamo il tutto con un esempio.
Immaginate che noi, umani, si sia solo la metà di quello che siamo. Partiamo dalla testa e andiamo giù. Quindi ci ritroviamo con mezza fronte, un occhio, un orecchio, un braccio, una gamba eh, però facciamo una vita normale, con la nostra metà (non nel senso del partner affettivo); siamo metà e ci va bene così.
Tuttavia, studiando il nostro comportamento ci vengono dei dubbi.
Per esempio: se corriamo ci viene giustamente il sospetto che l'equilibrio che manteniamo non sia possibile con un solo braccio. Dovremmo sbandare, fare molta più fatica. E poi non parliamone di quanti sospetti dovrebbero venirci, non solo correndo, dal fatto che abbiamo una gamba.
Allora nasce una teoria: c'è una metà nascosta, che ci rende simmetrici, e cha fa sì che i conti tornano.

Studiando l'universo la fisica ha individuato prove consistenti della possibile esistenza di una simmetria nascosta, che all'origine, proprio nei primi momenti del big bang, c'era, ma poi si è rotta.
Se tale simmetria ci fosse, allora molte strane cose dell'Universo si spiegherebbero, fenomeni che oggi hanno portato i fisici teorici e gli astrofisica a parlare di materia oscura e di energia oscura, per esempio.

Questo non è un modo singolare di procedere della fisica. E' una modalità che ha sempre avuto, perché a noi oggi sembra ovvio, ma se torniamo ai tempi di Newton - quando lui disse: qui tutto tornerebbe se ci fosse una forza, che agisce a distanza, e che regola i rapporti fra le masse, sia quelle degli oggetti del nostro mondo che quelle dei pianeti - bene, questa affermazioni di Newton non erano affatto banali; pensare che ci fosse una forza che agisce a distanza, senza intermediari fisici era una vera e propria "bomba" concettuale nel contesto scientifico di allora. Però poi da quella intuizione si arriva alle automobili, agli aerei e ai viaggi spaziali.

Una polemica si sta sviluppando anche per questi tre Nobel fisici, e arriva dall'Italia. L'Istituto Nazionale per la Fisica Nucleare (INFN) ha subito dichiarato che le motivazioni del premio assegnato ai tre giapponesi si adattano perfettamente anche ai lavori di Nicola Cabibbo, un eccellente fisico teorico italiano, che fra l'altro formulò questi contributi prima di quelli sviluppati dai giapponesi. Nei prossimi giorni approfondiremo anche questo tema.

A Stoccolma abbiamo intervistato Laars Brink, membro della Commissione per l’assegnazione del Nobel alla Fisica. Ascolta l'intervista!

Nobel per la chimica, invece, senza polemiche. Osamu Shimonura, Martin Chalfi, Roger Tsien.
Premiata la tecnica che usa il gene fluorescente, per usare una definizione rapida.
Pensate a una cellula, ai suoi geni e alla sua attività. Quando siamo nei primi periodi di vita di un organismo, per esempio, c'è una attivazione di quei geni che porta alla scelta di essere una cellula di fegato piuttosto che di un unghia. E' il meccanismo fondamentale della differenziazione.
Oppure, in casi problematici, quando una cellula, i suoi geni, commutano in una versione patologica.
C'è un meccanismo cellulare che possiamo pensare sia come una molla, che lancia, attiva, il gene.
Ma quando scatta questo meccanismo? Eccoci al Nobel: i tre ricercatori hanno scoperto un modo per inserire questo gene fluorescente - che si trova in natura, per esempio in alcune alghe - inserirlo nel meccanismo di attivazione, sostituendolo a quello normale.
Da quel momento, con una osservazione al microscopio, si ha un semplice tracciatore luminoso: vediamo direttamente l'innesco del processo e quindi sappiamo con precisione quando è avvenuto.

(7 ottobre 2008)

 

 

 

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