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E' appena terminato, a Parigi, un grande convegno internazionale,
un convegno di ricerca, interamente dedicato alle voci degli animali.
Fra le tante ricerche presentate, una ha suscitato particolare
interesse. Viene dall'Università di Leiden e quindi siamo
in Olanda. Hans Slabbekoorn, questo il nome del ricercatore, ha
studiato canti degli uccelli che si trovano in aree a forte insediamento
umano.
In città, insomma, e in particolare ha piazzato
le sue apparecchiature di rilevamento nelle vicinanze di una tangenziale.
Agli uccellini metropolitani - fringuelli, passeri, per esempio
- bastano ormai un po' di alberi e si accontentano. Sono animali
stanziali, che vivono in aree limitate di territorio. Però,
naturalmente, non hanno proprio cambiato le abitudini al punto
di presentarsi presso la famiglia della ragazza per chiedere ufficialmente,
ai genitori, il fidanzamento con la figlia. Vivono in città
ma per le loro storie d'amore usano sempre i cinguettii come sistema
di comunicazione. Ecco allora che il Phylloscopus collybita
(nella foto in alto), ovvero il Luì piccolo, che è
una specie di passeroide, cambia la frequenza del suo canto, la
sposta verso l'alto, quando il rumore generato dal traffico stradale
tende ad avvicinarsi al suo canto normale, canto normale che poi
viene mantenuto quando il traffico è meno invasivo. E un
altro modo per mantenere l'efficienza è ripetere le cose,
ovvero cinguettare più volte. Qualcosa arriverà,
insomma, se il concetto viene ribadito.
La tecnica è di
cruciale importanza perché altrimenti il territorio dovrebbe
essere abbandonato e questa non è cosa banale per delle
specie stanziali. Qualcuno potrebbe spostarsi, molti no, la città
perderebbe delle presenze animali importanti - già ne ha
pochissime - e soprattutto molte specie potrebbero decrescere
pericolosamente nel numero di esemplari. Invece, e questa è
un'altra scoperta ottenuta da un gruppo molto ampio e transnazionale
di ricercatori e ricercatrici, qualcosa di molto importante sta
emergendo nella conoscenza dell'evoluzione degli uccelli.
E' bene sapere, innanzitutto, che questi animali si ritiene abbiano
avuto una rapida differenziazione iniziale, ovvero fin dalle prime
apparizioni nella storia della vita sul pianeta, gli uccelli si
sono divisi in rami filogenetici ben distinti, il che vuol dire
che gli incroci sono fortemente limitati. Però si deve
anche aggiungere che le analisi sul DNA degli uccelli sono ancora
largamente insufficienti. C'è la necessità di una
mappa genetica accurata che, come oggi sappiamo, è il vero
libretto di istruzioni per capire le relazioni interne ad un genere
animale. Bene, il gruppo di ricerca del cui lavoro stiamo parlando
ha selezionato il DNA di 169 specie, raccogliendolo in 19 luoghi
geografici diversi.
I primi dati che escono dalle analisi sono
alquanto sorprendenti. Ci sono uccelli diurni che discendono da
antenati notturni, e queste differenze dovrebbero essere delle
specie di barriere (pensate a quelle coppie, di umani, in cui
lui fa la guardia notturna e lei gestisce un'edicola). Ma c'è
di più: sono molti gli uccelli che sanno volare e che hanno
evidenti e forti tratti genetici in comune con specie come gli
struzzi e i kiwi (vi ricordo che sono uccelli, i kiwi, altrimenti
la relazione sarebbe effettivamente un risultato esplosivo, dal
punto di vista scientifico). Bene, pare che da queste ricerche
si dovrà iniziare una revisione attenta di tutto il mondo
volatile.
(4 luglio 2008)
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