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La tecnologia, e così vogliamo definirla, è certamente
geniale, ma qualcosa che disturba se la porta appresso.
Si parte dalle manguste, animali dotati di un fiuto particolarmente
efficiente, in particolare la famiglia delle Helogale parvula,
che hanno anche la caratteristica di essere piccole e quindi leggere.
La leggerezza è un particolare importante nella vicenda.
Si addestrano le manguste a fiutare esplosivi. Poi si costruisce
un piccolo robot, molto semplice, che ha l'unica funzione di muoversi
verticalmente e orizzontalmente su un terreno qualsiasi. In pratica
lo "pennella" tutto.
A questo punto si collega la mangusta al robot, con una cinghia
non più lunga di un metro.
Siamo pronti. Manca solo un campo minato, con quegli ordigni che
sentono il peso dell'uomo. Purtroppo ne sono stati progettati
anche di quelli che sentono il peso di un bambino, 15 o 20 Kg.
I robot per individuare le mine ci sono, ma sono molto costosi.
Se saltano in aria il danno, per un esercito, è consistente.
Allora accade che la mangusta, molto leggera, non rischia di saltare
in aria; lei percorre in lungo e in largo il campo perché
è legata a un robot che non le consente di andare dove
vuole. Insieme, perlustrano tutto il campo. Quando la mangusta
trova una mina lo si capisce perfettamente e un tecnico, fuori
dall'area minata, segna accuratamente il punto su una mappa.
Il tutto funziona, certo. Ed è anche vero che la mangusta
sembra non correre alcun pericolo. Tuttavia gli ingredienti di
questa idea hanno contorni inquietanti.
(5 maggio 2008)
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