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Il Camerun mette all'asta il proprio patrimonio forestale.
830 mila ettari di foresta tropicale, già arredata
di fauna e vegetazione, al prezzo di 1,6 milioni di dollari allanno.
Gli interessati potranno contattare il ministero dellAmbiente.
Ecco il messaggio che il governo del Camerun sta rivolgendo alla
comunità internazionale, nel tentativo di sfruttare limmenso
patrimonio forestale della regione del Ngoyla-Mintom.
L'idea del ministro Jospeh Matta di privilegiare le associazioni
verdi, sembrerebbe rassicurare chi teme che ciò possa aprire
ad uno sfruttamento indiscriminato della zona. Purtroppo però
non è così: il prezzo molto alto rompe un delicato
equilibrio.
Fino ad oggi, infatti, i canoni d'affitto dei patrimoni boschivi
erano generalmente molto bassi e ciò ha consentito alle
associazioni ambientaliste di fare offerte superiori a quelle
avanzate dalle imprese. In Guyana, per esempio, 80 mila ettari
di foreste sono state messe sotto tutela ambientale. E così
in Perù, Sierra Leone, Papua Nuova Guinea, Fiji e Messico.
La mossa del governo africano potrebbe ribaltare questo meccanismo:
larea Ngoyla-Mintom ha un prezzo di concessione pari a 2
dollari allettaro; in Guyana, nella zona del bacino fluviale
del Essequibo, la foresta è stata data in locazione a 37
centesimi allettaro.
Matta, ha lanciato un vero e proprio ultimatum: se in tempi rapidi
nessuna associazione si farà avanti, saranno accettate
le proposte di sfruttamento industriale. Sulla vicenda è
intervenuto anche il Wwf,
proponendo di mantenere le parti della regione più ricche,
in termini di vita vegetale e animale, sotto stretta protezione,
consentendo per il resto uno sfruttamento sostenibile.
Per ora questo tentativo è fallito scontrandosi contro
lintransigenza delle autorità del paese a non volere
concedere alcuno sconto.
La vicenda è l'ennesimo esempio del profondo conflitto
tra protezione dellambiente e progresso economico dei paesi
in via di sviluppo. E facile per le ricche nazioni dellOccidente
invocare anche giustamente il rispetto dellhabitat
naturale. Molto meno per chi, come il Camerun, deve affrontare
problemi di crescita. La grande sfida è trovare un punto
di equilibrio.
QUI
l'articolo pubblicato su The Economist.
(19 febbraio 2008)
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