Moebius vi porta nell'oceano
per informarvi sullo scandalo della caccia alle balene. Sulla base
delle attività promosse dall'associazione Greenpeace,
ecco una carrellata relativa alla tutt'altro che serena vita delle
balene.
Si scende ancora in campo contro il Giappone che, imperterrito,
continua a cacciare le balene a scopo di ricerca scientifica.
Lo scorso 8 gennaio la nave di Greenpeace "Esperanza"
è partita per andare ad intercettare la flotta di baleniere
giapponesi nell'Oceano Antartico.
La flotta baleniera giapponese intendeva uccidere 935 balenottere
minori e 50 balenottere comuni. L'Esperanza si propone di
contrastare con metodi non violenti questa strage spacciata come
ricerca scientifica, dimostrando che la ricerca scientifica sulle
balene non necessita dell'uccisione delle stesse.
Nel corso del viaggio, la nave di Greenpeace è stata circondata
da circa 50 megattere; l'equipaggio scientifico a bordo dell'Esperanza
ne ha approfittato per studiare gli esemplari e per registrarne
la "voce". Alessandro Giannì, responsabile
della Campagna Mare di Greenpeace Italia, a tal proposito
ha dichiarato: "I risultati raccolti dai ricercatori sull'Esperanza,
dimostrano che la ricerca scientifica non letale sulle balene
non solo è possibile, ma fornisce dati molto migliori della
caccia a scopi scientifici millantata dal Ministero della Pesca
del Giappone che da quasi vent'anni uccide balene senza raccogliere
alcun dato utile su questi animali".
Il gruppo della Campagna Mare di Greenpeace sta infatti collaborando
con vari scienziati al progetto Great
Whale Trailing per raccogliere dati sugli spostamenti delle
megattere anche con marcatura satellitare, prelevando frammenti
di pelle per analisi genetiche. Inoltre, l'associazione sta collaborando
con l'International
Fund For Animal Welfare (IFAW) realizzando una banca dati
per la foto-identificazione delle balene e una raccolta con la
registrandone la voce.
Dopo dieci giorni di ricerca nelle acque antartiche, l'Esperanza
ha trovato la flotta baleniera giapponese all'interno del Santuario
delle balene dell'Oceano Antartico. La nave di Greenpeace si
è occupata di mantenere la nave macelleria Nisshin Maru
lontana dagli arpionatori della flotta di balenieri. Senza
la nave macelleria, infatti, la caccia alle balene si blocca poiché
le balene uccise dagli arpionatori devono essere rapidamente passate
alla Nisshin Maru dove vengono macellate, inscatolate e stivate
nei frigoriferi. Inoltre, la Nisshin Maru funge da nave appoggio
e senza di essa gli arpionatori hanno una ridotta operatività.
Dopo un inseguimento per mare durato 24 ore, la mattina dello
scorso 14 gennaio la nave di Greenpeace "Esperanza"
ha cacciato la flotta baleniera giapponese dalle aree di caccia
dell'Oceano Antartico. Scovata la flotta al margine dei ghiacci
antartici, l'Esperanza ha inseguito la nave macelleria Nisshin
Maru fin oltre il 60° grado di latitudine, il limite della
zona di caccia alle balene. A sua volta, l'Esperanza era seguita
dall'arpionatore giapponese Yushin Maru.
Greenpeace sospettava che la flotta baleniera stesse pianificando
di avvicinarsi alla nave cisterna con bandiera panamense "Oriental
Bluebird" per rifornirsi di carburante e scaricare la carne
di balena probabilmente già immagazzinata.
A tal proposito Alessandro Giannì ha dichiarato: "Stanno
rifornendo una nave che non è benvenuta in Antartide e
scaricando carne che nessuno vuol mangiare in Giappone. Abbiamo
già visto in passato l'Oriental Bluebird rifornire la Nisshin
Maru e il resto della flotta. E' un'attività pericolosa
che mette a rischio un ambiente incontaminato come l'Antartide.
Inoltre, la nave cisterna non è nemmeno ufficialmente registrata
come parte della flotta baleniera e, pertanto, non dovrebbe essere
lì".
Già lo scorso anno a bordo della Nisshin Maru divampò
un incendio mentre questa era in prossimità dell'Oriental
Bluebird. L'incidente che causò una vittima tra l'equipaggio
della nave giapponese e mise a rischio - per la possibile perdita
di idrocarburi - le acque e le coste antartiche
In data 18 gennaio 2008 viene pubblicato su uno dei maggiori
quotidiani del Giappone, Asahi Shimbun, un articolo che
mette in dubbio la validità del programma di caccia baleniera.
Il quesito sollevato dalla stampa è "Perché
il Governo del Giappone insiste con la caccia baleniera?".
Oltre allo spreco di danaro pubblico, l'articolo riferisce della
dubbia validità scientifica del programma e della scarsissima
convenienza economica di questa caccia, da cui si sono ormai dissociate
tutte le imprese private.
Il cosiddetto Istituto di Ricerca sui Cetacei (ICR), che il
Governo del Giappone spaccia come agenzia di ricerca indipendente,
risulta infatti essere pieno di ex dipendenti del Ministero della
Pesca del Giappone.
continua
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