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La genetica di Harry Potter


 
   
 

Sull'autorevole rivista Nature, due gruppi di ricercatori avevano affrontato il tema già in passato, senza però riuscire a dare una risposta definitiva. Ma ora che, con la pubblicazione del settimo volume, la saga di Harry Potter è finalmente completa, a mettere la parola fine sull'annosa controversia dell'ereditarietà dei poteri magici è uno studio dell'Università di Oxford, pubblicato su British Medical Journal. Capitanato da Julian Knight (cognome che in inglese vuol dire cavaliere… ma è solo una coincidenza), e con la consulenza di alcuni esperti (minorenni), il gruppo di genetisti ha risposto alle domande seguenti: i poteri magici si ereditano da genitori a figli? Quali sono i geni coinvolti? Siamo di fronte a uno dei rari casi in cui sono i geni a decidere tutto, oppure ci sono influenze dell'ambiente?
Inizialmente sono state analizzate le famiglie dei personaggi dei romanzi, divisi in maghi, streghe, babbani (ovvero, le persone prive di poteri) e maghinò (figli di maghi, ma con poteri magici molto limitati). Le osservazioni di partenza, dedotte soprattutto da Harry Potter e i doni della Morte (l'ultimo romanzo della saga) erano:
1. Da maghi e streghe nascono per lo più figli dotati di poteri, più raramente maghinò e mai babbani
2. Da un umano e un babbano nascono sempre maghi e streghe
3. Da due babbani nascono sia babbani sia maghi e streghe, ma mai maghinò
4. Nei matrimoni misti, non sembra esserci un effetto dovuto al sesso del genitore dotato di poteri.

Le osservazioni sono poi state integrate con gli studi sui gemelli monozigotici (nella saga ce ne sono due coppie).
I risultati dell'indagine indicano che esiste una scala nella manifestazione dei poteri magici, in virtù della quale alcune persone sono molto dotate (è il caso, per esempio, di Albus Silente, a lungo preside della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts) e altre lo sono pochissimo. "Variazioni di questo tipo di solito sono il risultato del contributo di più geni la cui espressione è influenzata dall'ambiente" si legge nello studio. In questo contesto, a giocare un ruolo determinante sono "l'esperienza individuale e lo stato emozionale".
Sebbene per tre poteri magici (parlare con i serpenti, predire il futuro, e cambiare il proprio aspetto fisico) sia stato possibile individuare un gene specifico l'abilità magica sembra dipendere più in generale da un solo gene dominante, influenzato da geni minori di natura recessiva.
E poiché gli umani non sono i soli ad avere poteri magici (ne sono dotati anche gli elfi domestici, i goblin e i centauri), i ricercatori hanno anche ipotizzato l'origine evolutiva di tali capacità. La mutazione alla base dell'abilità magica si sarebbe verificata in un antenato comune a tutte le specie dotate di poteri. Secondo Knight e colleghi, la mutazione si sarebbe verificata su un istone (una delle proteine responsabili dell'impacchettamento del DNA) e avrebbe reso possibile l'espressione di un set di geni che altrimenti sarebbero rimasti silenti. E' poi possibile che a questa mutazione originaria se ne siano aggiunte altre, per esempio nel gene del linguaggio FOXP2 (originando la capacità di parlare con i serpenti) o in MCR1, implicato nella pigmentazione (rendendo possibile cambiare a volontà il colore dei capelli).

(6 gennaio 2008)

 

 

 

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