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L'interruttore cerebrale
della seconda lingua
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Nel nostro cervello esiste un interruttore che si attiva se,
parlando, passiamo dalla nostra lingua madre a una seconda lingua,
e viceversa, permettendoci così di selezionare l'idioma
in cui vogliamo esprimerci. A scoprirlo è stato un gruppo
di neurobiologi dell'Università Vita-Salute San Raffaele,
in collaborazione con i ricercatori del Dipartimento di neurologia
dell'Università di California e dell'Ospedale universitario
di Ginevra.
Il meccanismo, la cui esistenza era già stata ipotizzata
dagli psicolinguisti, non solo impedisce che si faccia confusione
fra una lingua e un'altra, ma permette anche al nostro cervello
di adattarsi al contesto (per esempio, in un pub di Londra chi
conosce l'inglese ordinerà "a pint of beer",
e non "a pint of birra").
Per identificare l'interruttore, i ricercatori hanno usato la
risonanza magnetica funzionale (che permette di individuare le
zone attive del cervello) su volontari di madrelingua italiana,
cresciuti in famiglie italiane immigrate a Ginevra quando erano
piccoli. Pur conoscendo perfettamente entrambe le lingue, questi
soggetti erano però più esposti al francese, poiché
vivono in un ambiente francofono. Nell'esperimento sono state
lette loro alcune storie tratte da "Il piccolo principe"
di Antoine de Saint-Exupery, con numerosi passaggi da una lingua
all'altra.
"Con la risonanza magnetica funzionale abbiamo fotografato
le aree del cervello che si attivavano durante il passaggio tra
le due lingue e individuato l'accensione di alcuni interruttori
nel cervello". spiega Jubin Abutalebi, dell'Università
Vita- Salute San Raffaele. Il meccanismo attiva zone nella corteccia
del cingolo (coinvolta nell'attenzione e nel controllo delle nostre
azioni mentali) e nel nucleo caudato (implicato nel processo di
inibizione delle azioni).
Lo studio, che è stato pubblicato su Journal
of Neuroscience, ha anche dimostrato che più si è
esposti alla seconda lingua, e più i meccanismi che si
attivano quando la usiamo si avvicinano a quelli che ci permettono
di parlare la nostra lingua madre.
"L'esposizione a una lingua riduce il controllo che il cervello
deve eseguire e ne rende più semplice l'uso" spiega
Daniela Perani, dell'Università Vita-Salute San Raffaele.
"Per ottenere una buona padronanza della seconda lingua occorre
quindi e praticarla in modo frequente e costante, anche seguendo
programmi televisivi o radiofonici e parlando con soggetti madrelingua".
(12 dicembre 2007)
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