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E' stata stilata da Greenpeace sui dati della Commissione europea
(CITL) la classifica delle aziende italiane più inquinanti.
Quelle, cioè, che producono più CO2.
In cima alla lista c'è lo stabilimento Enel di Brindisi
Sud, subito dopo l'acciaieria ILVA di Taranto e la medaglia di
bronzo va all'Edison di Taranto.

All'alba di questa mattina gli attivisti di Greenpeace sono entrati
all'interno della centrale Enel a carbone di Brindisi per ricordare
che, a pochi giorni dall'apertura del vertice delle Nazioni Unite
sui Cambiamenti Climatici a Bali, "il carbone e' il primo
nemico del clima globale". I volontari hanno aperto striscioni
sia sul tetto con la scritta '1st climate killer in Italy'.
"Siamo qui perche' la centrale di Brindisi Sud e' il primo
impianto per emissioni di gas serra in Italia, con 14,4 milioni
di tonnellate di CO2 nel 2006", spiega
Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace.
L'Europa dovra' ridurre le proprie emissioni di almeno il 20%
al 2020, ma - sottolinea Greenpeace - Italia e Spagna sono in
coda tra i paesi con obiettivi di riduzione, secondo l'ultimo
rapporto dell'Agenzia Europea dell'Ambiente. "Se l'Europa
intende essere leader nella lotta ai cambiamenti climatici durante
il vertice di Bali, stati come Italia e Spagna devono riportare
le proprie emissioni sotto controllo, impedendo la costruzione
di nuove centrali a carbone e chiudendo i vecchi impianti obsoleti,
come quello dell'Enel a Brindisi - scrive l'associazione ambientalista
- E' necessario invece investire su fonti rinnovabili e misure
per l'efficienza energetica.
LA RISPOSTA DI ENEL
"Gli sforzi messi in campo da Enel nella lotta ai cambiamenti
climatici, hanno prodotto, nei propri impianti, una riduzione
delle emissioni di anidride carbonica del 24%, dal 1990 ad oggi,
dunque ben il doppio di quanto previsto dai limiti posti dal Protocollo
di Kyoto al 2012''. E' questa la risposta di Enel a Greenpeace,
i cui manifestanti hanno compiuto un blitz nella centrale a carbone
di Brindisi del gruppo italiano, in cui si sottolinea come ''le
azioni di Greenpeace contro le centrali Enel, sono male indirizzate,
tanto più a Brindisi ove l'Azienda ha investito 200 milioni
di euro negli ultimi 4 anni, e ne investirà altri 200 fino
al 2009, solo per opere di ambientalizzazione''. La nota di Enel
sottolinea invece come ''l'aumento delle emissioni di anidride
carbonica a livello mondiale, dovrebbe imporre a tutto il pianeta
di trovare soluzioni ad un problema che è, e che resta
di tutto il pianeta nel post Kyoto'', un protocollo che ''non
ha una dimensione veramente globale, visto che i Paesi che si
sono impegnati a effettuare le riduzioni di CO2,
incidono solo per il 30% delle emissioni complessive''.
(30 novembre 2007)
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