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L'asteroide di Tunguska e il
mistero del lago
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Un secolo fa, nella regione siberiana di Tunguska, l'impatto
di un asteroide rese deserta un'area di 2.000 chilometri quadrati,
polverizzando all'istante 80 milioni di alberi. Con un'energia
pari a 100 bombe atomiche della potenza di quella di Hiroshima,
è stato il maggior impatto storicamente accertato di un
corpo celeste con il nostro pianeta.
Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'Istituto
di scienze marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna
(ISMAR-CNR), e delle Università di Bologna e di Trieste,
sostiene che il Lago Cheko, del diametro di appena 500 metri,
sia il punto esatto in cui si schiantò l'asteroide, o parti
di esso.
Lo studio è una conferma delle ipotesi che il gruppo aveva
avanzato già negli anni scorsi. I nuovi dati sono stati
ottenuti scandagliando con un radar il fondale del lago: "La
sua morfologia è diversa da quella dei comuni laghi siberiani"
spiega Luca Gasperini dell'ISMAR-CNR, "la natura dei sedimenti
recuperati dal fondo è invece compatibile con l'ipotesi
dell'impatto, che sarebbe avvenuto in una foresta acquitrinosa
con uno strato sottostante di permafrost (uno strato di suolo
ghiacciato) spesso oltre 30 metri". A determinare la formazione
del lago sarebbe stato proprio lo scioglimento del permafrost.
Non tutti però concordano con l'ipotesi degli italiani.
Secondo Gareth Collins, dell'Imperial College di Londra, il lago
non può essere il punto di impatto perché - ha spiegato
alla BBC - mancherebbero i segni tradizionali tipici dei crateri
generati dall'impatto di asteroidi (per esempio tracce delle alte
pressioni e temperature subite dalle rocce). I ricercatori italiani
sostengono che la particolare natura del suolo in cui si è
verificato l'impatto, ovvero terreno ghiacciato, spiegherebbe
le differenze fra il cratere di Tunguska e quelli trovati in altre
parti del mondo.
(23 novembre 2007)
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