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I servizi
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Gli Pterosauri? Non ce l'avrebbero
mai fatta
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E' stata una tesi a lungo accettata:
i grandi rettili volanti del tardo Triassico, da quelli di relative
modeste dimensioni fino al gigantesco Quetzalcoautlus con
i suoi 15 metri di apertura alare, utilizzavano, per cibarsi, una
tecnica analoga a quella delle rondini di mare, ovvero un volo radente
su acque tendenzialmente calme (grandi stagni) con la parte bassa
del becco sommersa. Nelle ricche acque di quel periodo, poi, trovarsi
con un po' di pesci nel becco doveva essere facile. Non usavano
solo questo metodo ma forse era uno dei più praticati.
Ma, abbiamo detto, questa è una tesi. Nessuno ha filmati
dell'epoca. Vera o falsa, quindi?
Un modo per verificarla è venuto in mente a un grupo di ricercatori
dell'Università di Reading, in Inghilterra. In un loro articolo
apparso su PlosBiology,
rendono conto di un esperimento che ha una sua evidente forza dimostrativa.
Si costruisce un becco delle dimensioni e del probabile peso di
quelli originali, il che non è difficile perché resti
dei grandi volatili ce ne sono. E poi si costruisce un marchingegno
che faccia percorrere al becco una superficie d'acqua, come si è
detto prima. Per vedere se cattura pesci? No, non è questo
il punto. Quello che sono andati a verficare è quanta forza
ci voleva per praticare questa "tecnica". Ebbene, ne è
venuto fuori che gli pterosauri avrebbero dovuto impiegare circa
il 20% delle energie dedicate al volo. Decisamente troppo. Cibarsi
non può essere così faticoso, perché l'energia
incamerata sarebbe, per ogni pasto, inferiore a quella sprecata
per farlo.
13 settembre 2007
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