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La strana e lunga storia di Elektro


 
   
 

di Federico Pedrocchi

In un vecchio film del 1939, girato in occasione della Fiera Mondiale che quell'anno si svolse a New York, fu inserita la ripresa diretta di una esibizione che si teneva nel padiglione della Westinghouse, già allora una importante azienda produttrice degli elettrodomestici più avanzati.
E in questo padiglione, accerchiato dalla meraviglia di migliaia di persone ogni giorno, si esibiva Elektro, il primo robot la cui fama raggiunse il largo pubblico.

Su You Tube potete trovare un video di 3 minuti, estratto da quel film

Nel filmato c'è un presentatore che dice di essere felice di poter presentare al mondo Elektro; e infatti il robot era sempre accompagnato da un umano che gli faceva da assistente. L'assistente chiede a Elektro di muoversi e così avviene, si sentono i motori elettrici che muovono il suo corpo, grande - era più di due metri - metallico e tutto dorato, con delle rotelline piccole ai piedi spinte da motori, come abbiamo detto. E poi l'assistente chiede a Elektro di presentarsi, di raccontare qualcosa della sua storia, e lui risponde dicendo che è felice di farlo, che è un tipo molto intelligente, con un cervello che utilizza 48 relais elettrici.

Ascoltando la voce del robot voce certamente vi verrà qualche sospetto sulla natura realmente robotica di Elektro. Infatti, questo simpatico marchingegno aveva ben poco a che vedere con i robot che oggi conosciamo. Quando parlano, per esempio, utilizzano effettivamente delle voci generate elettronicamente. Elektro, invece, aveva dentro il suo corpaccione dei nastri registrati. Però non erano pochi: poteva prodursi in 76 discorsi. Un po' più sofisticato era il meccanismo che consentiva al robot di attivare queste sue risposte. L'assistente parlava in un microfono e questo era collegato a uno strumento che riconosceva la dinamica della voce che poneva la domanda, domanda che ovviamente doveva sempre essere formulata con le stesse parole, ben scandite. Ogni quesito, allora, aveva una sua sonorità e questo consentiva di innescare quella specifica risposta.
Ma al di là di questa tecnologia elementare, Elektro ebbe un enorme successo e fu vissuto come un prodigio della tecnica.

Tuttavia il 1939 è anche l'anno di inizio della seconda guerra mondiale. C'è altro a cui pensare. La Westinghouse converte molte delle sue fabbriche alla produzione di materiale bellico. Nessuno in azienda si occupa di Elektro, tanto che uno degli ingegneri che l'aveva costruito chiede e ottiene di poterselo portare a casa. E lo mette in cantina. John Weeks è il nome dell'ingegnere. Jack, invece, è il nome di suo figlio, un bambino di 8 anni che si innamora di Elektro e lo veste con cappelli e sciarpe e pure ci gioca dandogli le parti più diverse.

Alla fine del conflitto la Westinghouse decide di recuperare Elektro. L'ingegnere lo riporta in azienda. Si fanno le cose in grande. Si attrezza un pullman che porta in giro per gli Stati Uniti Elektro. L'elektromobile, si chiama.
Ancora grande successo, fino ai primi anni 60, quando i computer si fanno decisamente vedere e i robot cominciano a prendere un'altra strada. Elektro non è all'altezza dei tempi. Finisce nelle cantine dell'azienda, smontato e messo in due casse.
Harold Gorsuch, un altro degli ingegneri che avevano progettato il robot, va in pensione nel 1970.
Gli regalano la testa di Elektro.
Negli anni successivi la cassa che contiene il robot scompare dai magazzini della Westinghouese.

Siamo negli anni '80 e Jack Weeks, il bambino che giocava con Elektro nella cantina, durante gli anni di guerra, innamorato di quel suo ricordo, decide che deve ritrovare il robot..
A casa dell'ingegnere in pensione trova la testa. Ma il resto?
Passano gli anni finché si fa vivo, da Weeks, un certo McDivitt che ha comprato, a metà degli anni 80, ad un asta di vecchi materiali Westinghouse, l' Elektromobile, il pulman che portava in giro Elektro. Ebbene, nel bagagliaio del pulmann ci sono le due casse che contengono smontato il robot.
Siamo arrivati al 2004: Weeks si impegna a rimettere in funzione Elektro, anche se le registrazioni della sua voce originale sono andate perse. Verranno sostituite, e al suo amato robot è già stato prenotato un posto al prestigioso Henry Ford Museum a Dearborn, nel Michigan.

La favola finisce qui. Lietamente, come tutte le migliori favole.

 

 

 

 

 

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