A Pinerolo, pochi chilometri da Torino,
nella piccola chiesa di Sant'Agostino è possibile
visitare fino al 28 febbraio 2010 la mostra "Miti
e riti dell'Orso nel Grande Nord - Sciamani e animali
sacri dell'Eurasia" . Sciamanesimo e culto dell'orso sono il filo
conduttore che lega i reperti esposti: materiali di
fine '800, '900 e dei giorni nostri che ci conducono
in un viaggio misterioso attraverso antiche pratiche
e tratti culturali ancora vivi oggi nel Grande
Nord dell'Eurasia.
Ad accompagnarci in questo affascinante percorso Dario
Seglie, direttore del Museo
di Archeologia e Antropologia di Pinerolo e organizzatore
della mostra.
GUARDIAMO INSIEME AL PROF. DARIO SEGLIE
ALCUNI DEI REPERTI ESPOSTI
Ascolta l'intervista e guarda le immagini
numerate! E' possibile ingrandire le foto cliccandoci
sopra
Foto
1 - Orso bruno Nord-europeo, esposto nella
Chiesa di S. Agostino per la Mostra Miti e riti
dellOrso nel Grande Nord - Sciamani e animali
sacri dellEurasia.
Fonte: CeSMAP Centro Studi e Museo dArte
Preistorica, Museo Civico di Archeologia e Antropologia
di Pinerolo.
Foto
2 - Lalbero cosmico, il frassino Yggdrasill,
costituisce laxis mundi delle mitologie nord
europee. Collega le tre regioni dello spazio: gli
Inferi, la Terra, i Cieli. Disegno tratto da un manoscritto
islandese del XVII secolo. (Da non confondere con
l'albero sciamanico che possiamo vedere nella foto
n°5, davanti all'apprendista sciamana)
Fonte: CeSMAP
Centro Studi e Museo dArte Preistorica,
Museo Civico di Archeologia e Antropologia di Pinerolo.
Foto3 - Rappresentazione degli scoiattoli su
Yggdrasill, l'albero cosmico. Lo scoiattolo, correndo
dalla base del tronco ai rami e viceversa, è
in grado di esplorare i tre mondi che l'albero collega.
Per questa ragione, tale animale ha una valenza importante
per i popoli del Grande Nord.
Foto
4 - Tamburo sciamanico, foto esposta alla
mostra. Sulla superficie del tamburo Sami (vedi
box a lato) conservato presso il Museo Preistorico
ed Etnografico L. Pigorini di Roma è disegnata
una linea orizzontale che divide la sfera celeste
da quella terrestre. Sulla linea sono rappresentate
le principali divinità Sami. Nella parte uranica
si può notare un cacciatore con il cappello
Sami dei quattro venti puntare la freccia
contro un grosso orso, sormontato da una renna di
enormi proporzioni. Si tratta della rappresentazione
di un mito di caccia, che narra come il cacciatore
e le prede si siano trasformati in costellazioni.
Al centro del tamburo vi è la rappresentazione
del sole, connesso al cielo e alla terra da una linea
verticale che potrebbe rappresentare il pilastro
delluniverso. La corta linea verticale
in basso divide il mondo terrestre da quello sotterraneo,
nel quale sono rappresentate le divinità ctonie
e, curiosamente, anche una chiesa cristiana (la casa
con tre croci). Foto Museo Nazionale
Pigorini.
Fonte: CeSMAP
Centro Studi e Museo dArte Preistorica, Museo
Civico di Archeologia e Antropologia di Pinerolo.
Foto
5 - All'inizio delle attività rituali lo
sciamano deve riscaldare il tamburo. Si tratta
di un accorgimento indispensabile, poiché la
membrana lasciata fredda potrebbe spezzarsi o produrre
un suono di scarsa qualità; anche la voce dello
sciamano deve essere forte. La fase rituale del riscaldamento
del tamburo, davanti lalbero sacro con gli scalini,
è svolta da Ella, giovane apprendista sciamana.
Foto Juha Pentikäinen.
Fonte: CeSMAP
Centro Studi e Museo dArte Preistorica, Museo
Civico di Archeologia e Antropologia di Pinerolo.
Foto
6 - Statuette mudgen che rappresentano
le anime dei defunti. Queste statuette erano utilizzate
in un rituale chiamato kasa- taori attraverso
il quale, l'anima dei defunti veniva trasportata dallo
spirito dello sciamano nel Buni, nell'aldilà
definitivo, per non turbare più la tranquillità
dei viventi.
Foto
7 - In una delle fasi fondamentali del complicato
rituale kasa - taori la sciamana Lindza
cominciò a intonare il kekuri, canto
dalla melodia ossessiva e melanconica, che serviva
a rintracciare e riunire tutte le anime da accompagnare
in gruppo nel viaggio definitivo. A conclusione del
complesso rituale, la sciamana fa compiere il viaggio
ultraterreno verso il Buni alle anime dei defunti,
qui rappresentati dalle statuette mudgen. Foto
Juha Pentikäinen.
Fonte: CeSMAP
Centro Studi e Museo dArte Preistorica, Museo
Civico di Archeologia e Antropologia di Pinerolo.
Foto
8 - Maschera in scorza di betulla, dono
degli sciamani al Professor Juha Pentikainen. La maschera
aveva la funzione di proteggere il professore dalle
forze spirituali dannose durante i rituali sciamanici.
Foto
9 - Dea dei sette. Questa statuina ha il
compito di accompagnare lo sciamano nei sette percorsi
che lo condurranno al più alto dei cieli, è
considerata, quindi, un amuleto protettore e un portafortuna.
Foto
10 - Lo spirito dell'orso totemico vive ancora
nell'orsacchiotto di pezza o di peluche tutt'ora compagno
inseparabile dei bambini in tenera età.
I Sami sono circa 75.000 e vivono in Sapmi o Lapponia,
regione che include la penisola di Kola (Russia) e le
parti settentrionali della Norvegia, Svezia, Finlandia.
I Sami sono stati definiti dai popoli vicini Lapponi,
termine che i Sami considerano carico di significati dispregiativi.
Letimologia del termine lappone è abbastanza
oscura. I Sami non hanno un proprio stato indipendente,
ma hanno una loro bandiera, un organo rappresentativo,
il Parlamento Sami, e una capitale: Karasjok, in Norvegia.
Le lingue Sami fanno parte del ceppo linguistico ugro-finnico
e si possono classificare in due gruppi: le lingue sami
occidentali e quelle orientali. Esiste circa una decina
di tipi di lingue Sami scritte e, nella Biblioteca di
Karsjok, sono raccolti 35.000 volumi in lingua Sami.
Fonte: CeSMAP Centro Studi e
Museo dArte Preistorica, Museo Civico di Archeologia
e Antropologia di Pinerolo.