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L'Uomo del Chiostraccio


 
   
 

a cura di Federico Pedrocchi, Chiara Albicocco e Alberto Agliotti

L'Uomo del Chiostraccio deve il suo nome alla grotta nella quale è morto, cadendo da un'altezza di cinquanta metri, quindicimila anni fa. Non è stato sepolto e il suo cadavere non ha subito l'aggressione degli acidi umici che di solito si trovano nei sedimenti del terreno. Il suo scheletro si è quindi perfettamente conservato e nel 1962 è stato rinvenuto da una spedizione dell'Associazione speleologica senese. All'epoca suscitò molto interesse, ma in assenza di adeguate tecnologie per la datazione non si apprezzò l'eccezionalità del ritrovamento. Lo scheletro fu attribuito al Neolitico e finì dimenticato nei magazzini del dipartimento di Scienze ambientali dell'Università di Siena.
Lo ha riscoperto nel novembre 2010 Ivan Martini, dottorando in Scienze della Terra della medesima Università, dopo una lunga ricerca bibliografica sulla spedizione del '62 alla quale si era interessato in seguito ad altri ritrovamenti recenti nella stessa grotta.
L'analisi con il carbonio-14 ha fornito la nuova sorprendente datazione di quindicimila anni, che colloca lo scheletro tra i più antichi resti riferibili a Homo sapiens in Italia. Dopo una presentazione in pubblico, l'Uomo del Chiostraccio tornerà ora in laboratorio per una serie di indagini interdisciplinari approfondite.
"Si sono osservate ad esempio alcune caratteristiche morfologiche non tipiche dell'Homo sapiens - ci spiega al microfono Ivan Martini -, che fanno pensare a connessioni con l'uomo di Neanderthal: ne sapremo di più con l'analisi del DNA che con le attuali tecnologie è possibile eseguire su questo tipo di reperti."

Ascolta l'intervista a Ivan Martini

Scarica il file audio in mp3

La presentazione della ricerca
Nel 1962 l'Associazione Speleologica Senese, nel corso di ricognizioni nelle grotte del territorio, recuperava all'interno della Grotta del Chiostraccio nel comune di Monteriggioni uno scheletro umano completo. La Grotta del Chiostraccio è un'ampia cavità ipogea alla quale si accede attualmente attraverso un pozzo verticale profondo circa 20m che si apre in una zona boscosa nei pressi del borgo di Abbadia a Isola. Lo scheletro si trovava parzialmente coperto da concrezioni stalagmitiche che ne attestavano l'antichità. Il reperto venne consegnato all'allora Istituto di Paleontologia Umana dell'Università di Siena e dopo essere stato esaminato anche da esperti dell'Università di Pisa venne attribuito ipoteticamente all'età neolitica, senza che gli venisse assegnata particolare importanza. Negli anni successivi dell'Uomo del Chiostraccio si persero le tracce finché, nel novembre del 2010, un dottorando della Scuola di Dottorato in Scienze della Terra - Preistoria dell'Università di Siena, Ivan Martini, appartenente anche alla Commissione Speleologica C.A.I. "I Cavernicoli" di Siena, si interessò nuovamente a quella lontana scoperta anche a seguito di alcuni ritrovamenti paleontologici effettuati all'interno della stessa grotta; egli, partendo dall'archivio bibliografico dell'Associazione Speleologica Senese, risalì alla storia del reperto e alla sua probabile attuale collocazione presso l'Unità di Ricerca di Ecologia Preistorica del Dipartimento di Scienze Ambientali "G.Sarfatti".
Curiosamente, nello stesso periodo, un antropologo di detta Unità di Ricerca, Stefano Ricci, colpito dalla morfologia arcaica di quei reperti che giacevano dimenticati da più di 40 anni nei magazzini, li aveva recuperati e inseriti in bella mostra nella collezione antropologica del Dipartimento.
Questa serie fortuita di coincidenze ebbe come effetto di suscitare nuovo interesse nei confronti dell'Uomo del Chiostraccio, tanto che fu deciso di datare il reperto radiometricamente onde stabilirne l'età. Perciò, previa autorizzazione da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana rappresentata dalla dottoressa Carlotta Cianferoni, alcuni campioni di osso vennero inviati al laboratorio Beta Analytic di Miami per la l'analisi 14C, finanziata su fondi di ricerca del professor Fabio Sandrelli del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Siena.
Il risultato ottenuto ha fornito la sorprendente datazione di 15.210-15.000 anni da oggi. Questo significa che si tratta dei resti umani preistorici più antichi della Toscana e che il rinvenimento viene a collocarsi nel novero dei più antichi riferibili a Homo sapiens in Italia.
Successivamente il cranio dell'Uomo del Chiostraccio è stato sottoposto a tomografia computerizzata da parte dell'equipe del dottor Carlo Venturi, responsabile dell' U.O.C. Neuroimmagini e Neurointerventistica - Dipartimento di Scienze Neurologiche e Sensoriali del Policlinico Santa Maria Alle Scotte di Siena; quest'analisi, effettuata con apparecchiature sofisticate, ha rivelato la presenza di un consistente trauma cranico che fu molto probabilmente la causa della morte dell'individuo. Data l'importanza del reperto è in programma una serie di indagini interdisciplinari. L'équipe di ricerca sarà composta da Fabio Sandrelli, Mauro Coltorti e Ivan Martini del Dipartimento Di Scienze della Terra che si occuperanno degli aspetti geologici; da Stefano Ricci, Annamaria Ronchitelli, Paolo Boscato e Adriana Moroni dell'Unità di Ricerca di Ecologia Preistorica del Dipartimento di Scienze Ambientali per gli aspetti antropologici e archeozoologici; dal gruppo del dottor Venturi dell' U.O.C. Neuroimmagini e Neurointerventistica - Dip di Scienze neurologiche e sensoriali del Policlinico Santa Maria Alle Scotte per gli aspetti traumatologici.

16.05.2011

 

 

 

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