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Una coscienza umana per i robot


 
   
 

a cura di Claudio Dutto

Avatar, il film diretto e prodotto nel 2009 da James Cameron, è pura fantascienza o contiene dei tratti di realtà? Probabilmente, ma questa è una congettura che potrà essere smentita in futuro, il satellite Pandora non esiste, così come non esistono i Na'vi, giganti di colore blu che la popolano, e tutti gli altri esseri viventi descritti. C'è però un dettaglio molto più che realistico: macchine che consentono di collegare persone e androidi in maniera telepatica.

Non bisognerà infatti aspettare il 2154 per vedere un robot guidato telepaticamente da un uomo. Questo accade, anche se in modo embrionale, già oggi. Un gruppo formato da alcuni centri di ricerca di Francia, Israele e Giappone ha infatti messo a punto un piccolo androide che può essere teleguidato con la sola forza del pensiero. L'esperimento, condotto tra le sponde opposte dell'Atlantico, ha visto il successo di un ragazzo, Tirosh Shapira, che è riuscito a muovere dagli Stati Uniti un robot posizionato in Francia, senza alcun tipo di telecomando. Chiave del successo è stata l'analisi della fMRI (functional Magnetic Resonance Imaging, risonanza magnetica funzionale), che ha registrato i movimenti di sangue nell'encefalo di Shapira quando il giovane pensava determinati movimenti. "Alzo il braccio destro", per esempio, è un pensiero che innesca certi flussi ematici; "alzo la gamba sinistra" ne innesca altri, e così via. Partendo da tali considerazioni, gli scienziati dell'Advanced Virtuality Lab dell'Interdisciplinary Center di Herzliya, in Israele, hanno ricavato un algoritmo, cioè il codice di programmazione dell'androide. Così facendo, i ricercatori sono riusciti a collegare le informazioni fisiologiche di Shapira con i comandi meccanici della macchina. A questo punto, quando lo studente pensava un movimento, questo veniva eseguito dall'avatar meccanico situato oltreoceano.

"La vera sfida è però un'altra" ha dichiarato a New Scientist Abderrahmane Kheddar, direttore del laboratorio congiunto di robotica CNRS-AIST del National Institute of Advanced Industrial Science and Technology di Tsukuba, in Giappone: "Vogliamo raggiungere la totale incarnazione, che va ben oltre la classica telepresenza: vogliamo far sentire al paziente che la cosa che sta muovendo è parte di lui". In effetti il collegamento telepatico è oggetto di studio da diversi anni, ma questa strumentazione cerca di andare oltre perché sfrutta un sistema di telecamere molto sofisticate, che restituiscono alla persona un'immagine viva dell'ambiente in cui si muove il robot. Per testare il grado di incarnazione di Shapira, i ricercatori hanno posizionato l'androide di fronte a uno specchio: "Mi sembrava di essere davvero là", ha dichiarato lo studente: "Ad un tratto qualcuno ha sollevato la macchina e a me è venuto da sbottare: 'Ehi, mettimi giù!".

Anche in Italia si sta lavorando a progetti dedicati al controllo mentale di parti meccaniche. Come spiegato al terzo convegno del Gruppo Nazionale di Bioingegneria da Maria Chiara Carrozza, rettore della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, sono ormai dieci anni che viene perfezionata la tecnologia della mano artificiale, e i risultati raggiunti sono oggi sorprendenti.

Il prossimo passo che verrà compiuto ora in Giappone sarà sostituire il robot usato sinora con HRP-4, l'androide dalle alte capacità motorie sviluppato dalle Industrie Kawada, per aumentare le performance dell'avatar. In contemporanea si cercherà di perfezionare l'algoritmo, al fine di rendere ancora maggiore il numero di azioni che la macchina può svolgere.

Questo non è che il primo passo, poi occorrerà trovare il pianeta Polifemo nel sistema solare di Alpha Centauri, arrivarci e fare conoscenza con i popoli indigeni. Ma questa è un'altra storia.

Fonti immagine: EU VERE project, IDC,
Weizmann Institute of Science
, CNRS

17.07.12

 

 

 

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