Il nostro corpo è una macchina biochimica molto complessa, e la chimica non si può capire senza far ricorso alla meccanica quantistica.
La meccanica quantistica è una branca della fisica relativamente nuova; per molti aspetti è controintuitiva, richiede strumenti matematici sofisticati e si divide in specializzazioni estreme. Nonostante ciò, è un'avventura meravigliosa ed è importante farla conoscere ai giovani, soprattutto a quelli che si accingono a scegliere un percorso di studi.
L'interazione tra meccanica quantistica e scienze biomediche può dare risultati notevoli e sono già numerose le applicazioni.
La tomografia a emissione di positroni (PET) si basa in pratica sulla produzione di antimateria e fino a qualche decennio fa era impensabile. L'adroterapia usa fasci di particelle come quelle che girano nel Large Hadron Collider per trattare i tumori e consente di intervenire con grande precisione, senza danneggiare le strutture circostanti.
Fondazione Sigma-Tau, in coproduzione con Fondazione Musica per Roma, ha organizzato sul tema una lezione dal titolo "Fisica quantistica e medicina: universi paralleli?".
Gilberto Corbellini, storico della medicina all'Università di Roma, ha incontrato Roberto Petronzio, presidente dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare (INFN). L'idea è far conoscere l'argomento al grande pubblico, ma anche stimolare un dibattito tra gli esperti perché l'interazione tra le due discipline possa affinarsi ulteriormente. Sono in gioco enormi introspezioni, un ripensamento delle neuroscienze, della biologia, questioni radicali che nei prossimi anni ci daranno magnifiche sorprese.
Al microfono Massimo Picari, direttore generale della Fondazione Sigma-Tau.
La medicina sarà sempre più fisica e ci sarà sempre più terreno comune fra fisici e medici. Ne abbiamo parlato con Michele Parrinello, dell'Università della Svizzera italiana a Lugano.