Sessanta miliardesimi di secondo sono una frazione di tempo infinitesima, ma forse basteranno a cambiare la storia della fisica. Perché secondo i risultati dell'esperimento Opera, che si trova ai Laboratori del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e riceve neutrini dal Cern di Ginevra, queste particelle coprirebbero la distanza fra i due laboratori proprio in un tempo che è sessanta miliardesimi di secondo meno di quanto non avrebbero fatto viaggiando alla velocità della luce. Insomma, i neutrini sarebbero più veloci della luce, e ciò è in contraddizione con uno dei punti fermi della fisica da Einstein in poi, secondo la quale nulla potrebbe superare quella fatidica soglia dei trecentomila chilometri al secondo.
Il risultato quindi è strabiliante, al punto che i suoi stessi autori sono estremamente cauti e insistono nel sottolineare che nonostante le minure siano state prese con la massima accuratezza possibile occorrono nuove verifiche, in particolare bisogna che gli esperimenti vengano ripetuti in altri laboratori per escludere il rischio di errori dovuti a caratteristiche intrinseche della strumentazione. I fisici però fanno fatica a contenere l'entusiasmo, perché se il risultato verrà confermato allora occorrerà ripensare radicalmente tutta la nostra concezione dell'Universo e dello spazio tempo in cui siamo immersi. Ce ne parla Lucia Votano, direttrice dei Laboratori del Gran Sasso.
Una settimana dopo, parliamo ancora di neutrini e discutiamo di reazioni alla notizia, umiltà degli scienziati, precedenti esperimenti. Al microfono, Barbara Gallavotti e Martha Fabbri