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I servizi e le interviste
di Moebius


Nanotecnologia e cosmesi


 
   
 

a cura di Chiara Albicocco, Federico Pedrocchi e Giulia Maffei

La parola nanotecnologia di primo acchito ci fa sicuramente venire in mente qualcosa di molto piccolo usato per far funzionare macchinari miniaturizzati. Non ci fa certo pensare alla biologia e neanche alla cosmesi. Eppure proprio quest'ultima è uno dei primi settori in cui ci si è serviti delle nanoparticelle.

Le nanotecnologie non sono altro che le tecniche di manipolazione della materia su scala nanometrica (un miliardesimo di metro, l'unità di misura degli atomi e delle molecole), ossia della produzione di microparticelle inserite in sistemi più grossi come tessuti, cosmetici o addirittura piante e animali, con lo scopo di attribuire caratteristiche specifiche. Se ne parla sempre più spesso, specialmente in ambito medico dove le loro applicazioni stanno rivoluzionando le cure e il monitoraggio di gravi malattie come per esempio il Parkinson e i tumori. Come piccoli robot, le nanoparticelle possono essere programmate per distruggere o “aggiustare” cellule, oppure le macromolecole che le compongono.

Nanopinion, un progetto europeo di cui Moebius fa parte mirato ad analizzare l'opinione pubblica sul tema delle nanotecnologie, in questo momento si sta occupando di nanomedicina.

Moebius, invece, dopo aver parlato di nanotecnologie in ambito tessile (è possibile riascoltare la puntata qui), ora approfondisce il tema della nanocosmesi, intervistando tre esperti.

Elisabetta Scordari, responsabile del settore che si interessa delle regolamentazioni dell'azienda produttrice di cosmetici Deborah, ci ha parlato dell'evoluzione della nanocosmesi e dei risultati positivi a cui ha portato. Ci racconta che Dior è stata una delle prime marche, alla fine degli anni '80, a servirsi dei liposomi nanostrutturati per ottenere prodotti più efficaci. Alcuni ingredienti fondamentali presenti nelle creme, infatti, come vitamine e antiossidanti, sono poco stabili: nel momento in cui entrano a contatto con la pelle perdono la loro funzionalità. I liposomi nanostrutturati sono carrier (trasportatori) specifici che servono a portare in profondità nella pelle i principi attivi dei prodotti, permettendo quindi alle sostanze di conservare le loro proprietà a distanza di tempo. Ingredienti nano si sono poi evoluti per conferire altre interessanti qualità come specifiche colorazioni o texture. Un esempio è la fluidificazione di creme solari ad alta protezione che altrimenti risulterebbero eccessivamente compatte. Naturalmente, soprattutto in seguito al nuovo regolamento che rende ancora più responsabili le aziende, tutti i nanoingredienti usati nel cosmetico sono sempre frutto di approfondite ricerche e analisi tossicologiche.

Umberto Borellini, cosmetologo e insegnante presso diversi master universitari dedicati alla cosmetologia, al contrario, sostiene che la nanocosmesi non sia fondamentale e che spesso sconfini in ambiti di competenza medica. In particolare, l'esperto sostiene che le creme solari, agendo in superficie con il ruolo di riflettere i raggi del sole, non abbiano la necessità di accedere ai tessuti sottostanti l'epidermide.

Carla Ferreri, ricercatrice al CNR di Bologna, sostiene infine che le nanotecnologie siano applicabili a qualunque settore senza nessun pericolo a patto che le molecole prodotte non si discostino troppo da quelle già presenti nel nostro organismo, che non siano dunque totalmente artificiali per evitare il danneggiamento o una scorretta interazione con il nostro organismo. Questa è la direzione, costosa ma necessaria, verso cui devono tendere le aziende.

Ascolta il servizio!

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24.04.2014

 

 

 

 

 

 

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