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a cura di Luisa Filipponi
Come evidenziato da altre ricerche in passato, il pubblico
generico in Europa ha una conoscenza fattuale
sulle nanotecnologie molto limitata. Questo vuol dire
che i cittadini tendono a costruire le loro percezioni
e le proprie opinioni sulle nanotechnologie basandosi
soprattutto su predisposizioni ideologiche, valori personali
e spunti presi dai mass media. I mezzi di informazione
hanno quindi un ruolo importante nel creare opinioni
circa tecnologie emergenti e nel coinvolgere il pubblico
nel dibattito scientifico.
Il progetto Nanochannels, finanziato dal Settimo Programma
Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo della Comunità
Europea, è un esempio di un tentativo concreto
di coinvolgere il pubblico nella discussione sulle nanotecnologie
attraverso lutilizzo di una serie di mezzi, o
canali comunicativi (da qui il nome del
progetto). Il punto di partenza per questo progetto
- che include una campagna di informazione sui giornali
e social media per stimolare linteresse e la conoscenza
sulle nanotecnologie - è uno studio empirico
sullopinione pubblica condotto dal Centro per
lo Sviluppo Sociale (ZSI) con sede a Vienna.
Lobiettivo di questo studio era di esplorare
quali canali di comunicazione (inclusi i social media)
possono informare e coinvolgere il pubblico generico
sulle nanotecnologie. Un obiettivo specifico della ricerca
era valutare quali metodi comunicativi funzionino meglio
per informare e coinvolgere quelle persone che sono
generalmente poco interessate alle tematiche scientifiche
(con lobiettivo di ridurre il knowledge
gap). Questi metodi sono stati confrontati con
gli approcci informativi e con gli strumenti di comunicazioni
preferiti da chi è invece già coinvolto
nel dibattito sulle nanotecnologie. Particolare attenzione
è stata posta al ruolo dei social media e sui
metodi partecipativi per coinvolgere il pubblico generico
in questo dibattito.
Il lavoro sperimentale, che si è svolto durante
la primavera 2011 in numerosi Paesi Europei ed in Israele,
ha compreso dei gruppi di discussione con
specifici gruppi di interesse (atleti, genitori, commercianti
ed anziani), interviste telefoniche ad esperti coinvolti
nella comunicazione delle nanotecnologie, ed un articolato
questionario online condotto in varie lingue (Inglese,
Tedesco, Spagnolo, Italiano, Francese, Rumeno ed Ebraico)
a cui hanno risposto 1334 persone, di cui 273 in Italia.
Un primo risultato di questa indagine , derivante dallanalisi
dei rusultati del questionario e dei gruppi di discussione,
è che il livello generale di conoscenza tecnica/scientifica
delle nanotecnologie è piuttosto basso nei vari
Paesi coinvolti. Particolarmente bassa è la conoscenza
che le persone hanno della regolamentazione delle nanotecnologie.
Lo stesso può essere detto circa le tematiche
sociali, etiche e di sicurezza connesse alle nanotecnologie.
Questo risultato è in netto contrasto con il
principale interesse espresso dai partecipanti nei confronti
delle nanotecnologie, ovvero il desiderio di essere
informati sui rischi, benefici, e regolamentazioni delle
applicazioni delle nanotecnologie, piuttosto che sugli
aspetti tecnici.
Una seconda osservazione è che non abbiamo riscontrato
persone che considerano le nanotecnologie particolarmente
negative o pericolose. Come spesso accade nei confronti
di nuove tecnologie ad uno stato precoce di sviluppo
le persone sembrano avere una posizione neutra.
I partecipanti si sono dimostrati piuttosto aperti nei
confronti delle nuove teconologie (e non hanno dimostrato
un rifiuto a priori delle nanotecnologie), ma hanno
delle opinioni diverse verso specifici prodotti di consumo
e specifiche applicazioni. Un certo livello di preoccupazione
però è stato riscontrato nel momento in
cui è stato fatto notare ai partecipanti delle
discussioni che ci sono già vari prodotti di
consumo nanotech che però al momento
non sono etichettati in nessun modo particolare. Questo
dimostra come semplicemente notificare al
pubblico lesistenza di una nuova tecnologia, senza
fornire informazione dettagliata del valore aggiunto
di questa tecnologia, produce un senso di insicurezza-
una lezione da ricordare nel processo di comunicazione
della scienza.
Allo stesso tempo la preoccupazione nei confronti dei
prodotti nanotech è mitigata dalla fiducia piuttosto
alta che i partecipanti hanno espresso nei confronti
dei sistemi di regolamentazione nazionali. In tutti
i Paesi, i partecipanti hanno detto di aver fiducia
nei confronti di quei prodotti che trovano nei negozi
locali dove normalmente fanno acquisti, perchè
viene dato per scontato che vengono sottoposti a sufficienti
controlli di qualità nazionali. Per alcuni partecipanti
il fatto che il prodotto nanotech sia venduto da un
noto marchio o noto produttore è sufficiente
per avene fiducia.
Come prevedibile, però, i partecipanti si sono
espressi più critici nei confronti di quei prodotti
che vanno applicati alla pelle, e nei confronti dei
prodotti per i bambini. Anche in questo caso, però,
non si è registrato un rifiuto a priori. Un messaggio
chiaro che è stato trasmesso dai partecipanti
però è la volontà di essere informati
sulleffetto dei prodotti che vanno applicati sul
corpo, come anche sul perchè cè
bisogno di usare le nanotecnologie in questi prodotti
in primis.
Tra le persone che hanno partecipato allo studio si
è anche registrato un consenso generale circa
la necessità di avere unetichetta specifica
per i prodotti nanotech. Più che unattitudine
generalemente negativa o positiva nei confronti delle
nanotecnologie si è registrato un condiviso interrogativo
circa lutilità delle nanotecnologie, del
tipo abbiamo davvero bisogno di queste tecnologie?.
Pertanto linformazione che maggiormente interessa
il pubblico è capire il valore aggiunto di queste
tecnologie, chiaramente anche considerando i possibili
rischi di esse stesse, di cui vogliono essere informati.
Il valore aggiunto viene valutato in generale
in modo piuttosto personalistico, ovvero come quella
tecnologia o prodotto sia in grado di soddisfare unesigenza
personale. Pertanto queste informazioni (valore aggiunto
e possibili rischi) secondo i partecipanti dovrebbe
comparire nelletichetta, non solo linformazione
che il prodotto contiene un nanomateriale o è
stato fabbricato usando una nanotecnologia.
Le aspettative maggiori circa le nanotecnologie si
sono registrate nel settore medico (farmaci, trattamenti
medici, diagnosi) e nel settore dellelettronica.
Il settore medico è anche quello maggiormente
conosciuto dalle persone che hanno partecipato a questa
indagine. Nel caso di prodotti dove limportanza
dellinnovazione scientifica era meno evidente-
come nel caso dei contenitori per il cibo, dei giocattoli
o dei cosmetici- si è registrato un atteggiamento
più sospettoso nei confronti del valore aggiunto
dei prodotti nanotech. La scelta dei partecipanti in
generale verso lacquisto di prodotti nanotech
è collegata al rapporto qualità/prezzo
e dalla percezione del valore aggiunto. I partecipanti
si sono detti meno interessati a considerazioni ambientali,
come per esempio lo smaltimento del prodotto come rifiuto,
fatta eccezione per quei prodotti che manifestano un
rischio ovvio, per esempio di rilasciare
qualcosa di pericoloso nellambiente durante il
loro utilizzo, verso il quale dimostrano maggiore sensibilità.
In questo caso anche la valutazione sullimpatto
ambientale rientra nella valutazione dacquisto.
In un gruppo di discussione le controversie più
dibattute in materia di prodotti nanotech sono state
di natura più etica o "filosofica".
Una questione fortemente discussa è stata se
la disparità di accesso alle nuove tecnologie
crea delle condizioni irregolari, ingiuste
o dei vantaggi per alcuni individui (come nel caso di
attrezzature per sportivi), o se le nuove tecnologie
stanno assumendo troppo controllo sugli individui (per
esempio, se il nostro corpo sta cominciando a
produrre meno antibiotici naturali per effetto delluso
eccessivo di prodotti nanotech antibatterici).
Chiaramente i partecipanti hanno sollevato anche domande
sui rischi concreti di alcuni prodotti nanotech, come
gli effeti delle nano-creme sulla nostra
pelle o gli effetti dei nano-rivestimenti
sullambiente. Su queste tematiche cè
molto interesse ad avere delle risposte.
La maggioranza dei partecipanti hanno adottato una
posizione piuttosto distaccata alla domanda
se, una volta messi a conoscenza di certi prodotti (eventualmente
anche acquistati), avrebbero attivamente cercato informazioni
sulle nanotecnologie. I partecipanti infatti sembrano
riconosce un certo obbligo dal lato del
consumatore di informarsi sulle nuove tecnologie e in
genere vogliono capire meglio come funzionano- soprattutto
in relazione ai benefici e rischi di alcune applicazioni
e prodotti. Ma alla fine essi stessi si sono dimostrati
piuttosto riluttanti ad informarsi sulle nanotecnologie,
perché la complessità dellargomento
li scoraggia. I partecipanti rappresentanti la vecchia
generazione lo considerano più un dovere
delle generazioni più giovani - che dovrebbero
essere preparati a scuola su questi temi di conoscere
le nuove tecnologie giacchè aprono la strada
verso il futuro (i giovani, notano, sono anche quelli
che sanno usare meglio i nuovi mezzi di informazione
come Internet). Soprattutto gli anziani non sentono
di avere la possibilità di mettersi al passo
e assorbire queste nuove informazioni, anche perché
sono legati a mezzi di informazione più tradizionali
e per loro laccesso ad Internet è problematico
se non sconosciuto. Allo stesso tempo, i ragazzi non
sembrano molto più disposti ad investire il loro
tempo per ricercare informazioni su nuovi sviluppi tecnologici.
In generale i partecipanti hanno affermato di non cercare
normalmente attivamente notizie scientifiche, a meno
che non appaiano direttamente nella prima pagina del
quotidiano che normalmente leggono, o a meno che non
abbiano un interesse specifico per il tema (per esempio,
capire una determinata terapia medica perchè
si ha un parente malato).
Lo studio ha evidenziato che i bambini ed i programmi
scolastici hanno un effetto da moltiplicatori
per diffondere informazioni agli adulti. I genitori
spesso entrano in contatto con nuove informazioni, e
se ne interessano, solo perché i loro figli le
hanno affrontate a scuola in classe o in progetti di
scienza a scuola. Eventi pubblici ed eventi in
diretta (come ad esempio mostre scientifiche o
laboratori di strada) sono considerati utili per motivare
le persone a entrare in contatto con nuove informazioni
scientifiche (per esempio attività scienza
da toccare). In generale va detto che c'è
una richiesta di rendere la ricerca più tangibile,
il che significa consentire agli utenti di conoscere
il processo della ricerca , ovvero come
le tecnologie sono concepite, studiate nei laboratori,
trasferite in prodotti e poi immesse nel mercato.
Si è registrato inoltre un atteggiamento piuttosto
distaccato per quello che riguarda la partecipazione
attiva della gente nel dibattito sulle nanotecnologie.
A causa della mancanza di conoscenze tecniche i partecipanti
riferiscono che preferiscono non avere voce in capitolo
o responsabilità decisionali su tematiche tecnico-scientifiche.
Allo stesso tempo, da questa indagine emerge che la
fiducia negli organi ufficiali internazionali di regolare
sufficientemente e in modo responsabile le nanotecnologie
è notevolmente bassa tra le persone di diversi
paesi. Un grande punto interrogativo che è emerso
tra le persone coinvolte nello studio è come
gli scienziati dovrebbero relazionarsi al rischio
che linnovazione scientifica porta con se, in
generale, e quanta autonomia vada data alla ricerca.
Alla fine, vi è stato accordo che gli effetti
positivi e negativi delle nanotecnologie dovrebbero
essere ulteriormente studiati e che qualche forma di
organo esterno dovrebbe regolare il loro sviluppo e
garantire che questa ricerca non vada troppo lontano.
Un atteggiamento diverso nei confornti della valutazione
del rischio emerge però quando si parla di applicazioni
mediche, ed in particolari terapeutiche, dove alcuni
partecipanti dicono non esserci mai troppa tecnologia
quando si tratta di curare malattie. I partecipanti
si sono anche dimostrati piuttosto fiduciosi nella sicurezza
delle innovazioni mediche, in quanto consapevoi che
farmaci e nuove terapie devono superari numerose fasi
di sviluppo e prove cliniche.
Un forte problema circa la possibilità di prendere
decisioni responsabili sulle nanotecnologie
è legato alla sfiducia generale che i partecipanti
hanno espresso verso il giornalismo scientifico indipendente
e la possibilità di accedere a flussi di informazioni
neutrali. La sensazione espressa è
che tutti, scienziati, giornalisti, attivisti, politici,
devono difendere degli interessi e pertanto forniscono
informazioni imparziali. Un suggerimento emerso tra
i partecipanti dellindagine è fornire una
migliore formazione scientifica ai giornalisti, e allo
stesso tempo fare formazione sulla comunicazione della
scienza agli scienziati, o creare dei comitati formati
da persone rappresentanti diverse categorie, ovvero
politici, scienziati, cittadini, in modo da garantire
uno scambio verticale della conoscenza al
cittadino.
Alla domanda dove cercherebbero informazioni su tecnologie
emergenti come le nanotecnologie, una larga maggiornaza
di persone, soprattutto giovani, risponde che Internet
è certamente il primo posto dove cercare (consulando
però Google o Wikipedia piuttosto che pubblicazioni
scientifiche online). Allo stesso tempo Internet, ed
in particolare i social media (Facebook soprattutto)
sono considerati le fonti di informazioni meno affidabili
(anche se lo studio rivela un problema di fiducia e
affidabilità anche nei confronti dei mezzi di
informazione tradizionali, come i quotidiani). Documentari
scientifici, programmi scientifici in TV e riviste scintifiche
(per esempio, National Geographic) sono considerati
i più affidabili. Questi sono pertanto gli strumenti
utilizzati per ricercare informazione scientifica dettagliata
e affidabile.
Per coinvolgere il pubblico nel dibattito sulle nanotecnologie
in futuro sarà necessario pertanto usare nuovi
ed innovativi canali comunicativi, che dovranno comprendere
elementi partecipativi e tenere conto del bagaglio culturale
e personale delle persone coinvolte. Sarà anche
necessario trovare metodi che riescano a motivare e
coinvolgere quel pubblico che è normalmente disinteressato
nei confronti di tematiche scientifiche, o che le ritiene
troppo complesse per essere comprese.
In termini di contenuto, va da sé che gli sviluppi
scientifici delle nanotecnologie dovranno essere portati
al pubblico generico sotto forma di storie
che siano in relazione alla loro realtà immediata,
ai loro interessi, e che esplicitino la necessità
della tecnologia discussa ed il suo valore aggiunto.
In questa ricerca sono stati identificati tre tipi di
target groups la cui motivazione ad avere
informazione sulle nanotecnologie è sensibile
a diversi stimoli.
Il primo gruppo è formato da quelle persone
che si considerano rappresentanti di valori sociali
e che hanno preoccupazioni di carattere generale su
quanto la tecnologia (in generale) deve progredire e
tendono a porsi dello domande generiche sullutilità
delle nanotecnologie (le nanotecnologie sono necessarie?
chi ha il controllo su di esse? Quali sono gli aspetti
etici, giuridici, aspetti sociali? Etc.) Per queste
persone risulta particolarmente importante capire qual
è il valore aggiunto delle nanotecnologie e quale
sarà il loro impatto etico e sociale su larga
scala.
Il secondo gruppo è formato dai consumatore
consapevoli, coloro che vogliono avere gli strumenti
per valutare le proprie decisioni di acquisto (di quali
tipi di prodotti ed etichette mi posso fidare? Quali
processi di standardizzazione esistono? Quali sono gli
evidenti vantaggi ed i rischi dei prodotti nanotech?
Etc.) Questo gruppo di persone è interessato
soprattutto ad informazioni concrete in relazione a
prodotti di consumo.
Il terzo gruppo di persone ha un interesse generale
verso i nuovi sviluppi tecnologici, ne vuole essere
informato e possederli prima di altri. Queste persone
tendono ad avere un atteggiamento personalistico nei
confronti di nuovi prodotti ed applicazioni, e sono
interessati soprattutto a capire come queste innovazioni
possono soddisfare le proprie esigenze. Queste persone
si preoccupano di rimanere al passo con i tempi e di
essere ben informati (Come faccio ad avere una buona
panoramica su un nuovo tecnologia? Come posso comprenderne
i benefici ed i rischi?).
Una conclusione dal punto di vista della comunicazione
scientifica-che si applica a tutti e tre i gruppi- che
si trae da questo lavoro sperimentale è che vi
è una chiara necessità di diffondere informazioni
relative agli aspetti etici, sociali e giuridici delle
nanotecnologie. Unaltra forte necessità
comunicativa riguarda informare il pubblico circa le
azioni che si stanno facendo, a livello Europeo ed Internazione,
circa gli aspetti di sicurezza, impatto ambientale e
valutazione del rischio delle stesse.
19.12.11
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