Tra i tanti conti alla rovescia ce ne fu uno nel luglio
del 1969 che ricordiamo tutti, il piccolo passo, il
grande passo, come dimenticarlo! Neil
Amstrong è stato il primo uomo a mettere
piede sulla luna. E a inaugurare un'epoca. L'epoca dell'uomo
nello spazio, di nuovi mondi possibili, di opportunità,
ricchezza, benessere.
Ma pensate, anche solo per un momento, se il primo uomo
sulla luna fosse stato una donna.
Sono i magnifici anni '60 e l'America è una
grande provincia borghese dove tutto/ può/ succedere.
Sono gli anni del rock'n roll, della televisione, delle
cadillac.
La donna americana è bella e sorridente, porta
gonne larghe e corpini stretti, prepara tacchino arrosto
nel giorno del ringraziamento e non pensa alla carriera.
Nel 1963 la sociologa americana Betty
Friedan pubblica il suo libro "La mistica
della femminilità" in cui analizza la condizione
delle donne americane negli anni '60 e afferma: "Le
donne americane degli anni sessanta sono infelici, depresse
e predisposte all'abuso di alcol e psicofarmaci. In
questo libro ho cercato di capire cosa stesse alla base
di questa tristezza. E mi sono accorta che questo problema
è il risultato di un inganno che prende il nome
di mistica della femminilità, a causa della quale
milioni di americane hanno rinunciato ai loro sogni
di realizzazione professionale, per dedicarsi esclusivamente
alla maternità e alla vita casalinga".
Siamo in piena guerra fredda.
America e Unione Sovietica si fronteggiano nell'affermare
la reciproca superiorità: terreno di scontro
è anche la conquista dello spazio.
È il 4 ottobre 1957, e lo Sputnik, primo
satellite artificiale in orbita attorno alla terra,
viene lanciato da una base russa.
È un duro colpo per l'America, che decide di
dedicarsi completamente al settore spaziale.
In un discorso pubblico il presidente Kennedy annuncia
che l'America manderà il primo uomo sulla luna
prima della fine del decennio: "Io credo che
questa nazione deve porsi l'obiettivo di mandare un
uomo sulla luna e di farlo tornare sulla terra incolume
prima della fine del decennio".
È dunque il momento di scegliere i magnifici,
gli uomini che dovranno essere addestrati per volare
nello spazio. In una grande cerimonia tenuta il 2 aprile
1959 i sette piloti vengono presentati alla nazione,
essi sono i migliori dei migliori e porteranno gli Stati
Uniti nello spazio. Conosciuti come i Mercury 7,
essi sono i viaggiatori delle stelle i nuovi eroi dell'America.
In questo clima di celebrazione dei Mercury 7, il dottor
Randolph
Lovelace, responsabile dei test medici
dei futuri astronauti, decide di seguire queste prove
anche su una donna. Il peso corporeo femminile e una
minor necessità di ossigeno e di cibo potevano
infatti essere aspetti vantaggiosi per una missione
spaziale.
Jerrie Cobb
Jerrie
Cobb è la prima donna ad essere selezionata
dal dottor Lovelace.
A soli dodici anni la Cobb compie il suo primo volo
aereo su un biplano guidato dal padre. Da quel momento
il volo diventa la sua passione. Lei stessa afferma
" Sento che la vita è un'avventura spirituale,
e voglio vivere la mia nel cielo."
A ventinove anni Jerry Cobb è già un'aviatrice
di fama mondiale quando si sottopone agli esami medici
e psichiatrici, ai test di isolamento sensoriale e alle
simulazioni di volo. E Supera brillantemente tutti i
test.
Jerrie Cobb durante i test
La fama della Cobb conquista le copertine delle riviste.
Come una star rilascia interviste ai giornali, tuttavia
le domande che le vengono rivolte molto spesso non sono
pertinenti al progetto Mercury.
Intervistatore: "Lei pensa di poter competere
con gli uomini?"
Miss Cobb: "Io non penso di dover competere
con gli uomini ma piuttosto penso che sia gli uomini
che le donne dovrebbero volare insieme nello spazio"
Intervistatore: "Una ragazza carina come lei
dovrebbe pensare al matrimonio cosa ne pensa?"
Miss Cobb:" No, in questo momento sono interessata
a questo volo spaziale e a nient'altro"
Nei mesi successivi vengono selezionate per il progetto
altre 25 donne. Di queste 12 superano i test medici
previsti per lo spazio, in alcuni casi con risultati
migliori rispetto ai colleghi maschi. Insieme alla Cobb,
esse formano il team delle Mercury 13.
È il 1963, e mentre in America le Mercury 13
sognano lo spazio, oltre cortina - si diceva così
allora - si celebrava sulle note di un twist polacco
la cosmonauta Valentina
Terekova, la prima donna a conquistarlo e
a volare in orbita attorno alla terra.
Nonostante il successo della Terekova e i brillanti
risultati ottenuti dalle Mercury 13, la NASA continua
a ignorare le istanze delle donne nell'avere accesso
alla possibilità di diventare astronauta. Qualcuno
parla di discriminazione e le Mercury 13 si fanno avanti
e chiedono un dibattito ufficiale sul progetto che le
riguarda. Si riunisce una commissione del Congresso
americano che dopo aver attentamente esaminato il caso
e sentito i testimoni dichiara ufficialmente "Il
programma di selezione della NASA è stato condotto
in maniera sostanzialmente ragionevole e opportuna e
sarebbe bene continuare a mantenere gli standard più
elevati possibili. A un certo punto, in futuro, si potrebbe
prendere in considerazione l'idea di avviare un programma
di ricerca teso a determinare i vantaggi raggiungibili
impiegando le donne come astronaute".
In via ufficiosa un membro del congresso dichiara: "E'
il nostro ordine sociale a dettare le differenze tra
uomo e donna e il programma spaziale si limita a seguire
la diversità tra i generi imposte dal tempo e
dalla storia. Non penso che le donne americane vogliano
fare tutto ciò che le donne russe sono costrette
a fare".
E non mancano commenti ironici: "Gli astronauti
maschi sono assolutamente favorevoli a impiegare donne
astronauta. E stiamo riservando cinquanta chilogrammi
di carico utile per l'equipaggiamento ricreativo".
Le Mercury 13 assistono al volo dello
Space Shuttle nel 1995. Da sinistra a destra: Gene Nora
Stumbough Jessen, Wally Funk, Jerrie Cobb, Jerry Sloan
Truhill, Sarah Gorelick Ratley, Myrtle Cagle, Bernice
Steadman
Passano vent'anni e nel 1983 Sally Ride è la
prima donna americana a salire a bordo dello Space shuttle.
Solo nel 1999 Eillen Collins riveste il ruolo di primo
pilota donna.
Ma che ne è stato delle Mercury 13? Alcune di
loro assistono al volo con il naso in su. Guardano il
futuro e pensano al passato di sacrifici, battaglie
e ambizioni.
"Noi abbiamo goduto di un livello di credibilità,
di rispetto e di accettazione che non avremmo avuto
se non fosse stato per quelle donne che hanno combattuto
in ogni modo per la nostra libertà e per permetterci
di avere ciò che abbiamo".
Con queste parole l'astronauta Pamela Melroy, comandante
di una delle missioni Shuttle, ricorda il prezioso contributo
delle Mercury 13 che con coraggio e determinazione hanno
aperto un varco per le donne nel lungo cammino verso
lo spazio.
dedicato alle Mercury 13
Myrtle Cagle
Geraldyn "Jerrie" Cobb
Jan & Marion Dietrich
Janey Hart
Gene Nora Stumbough Jessen
Jean Hixson
Wally Funk
Irene Leverton
Sarah Lee Gorelick Ratley
Bernice "Bea" Steadman
Geraldine "Jerri" Sloan Truhill
Rhea Allison Woltman
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