Nel nord del Tirreno, al largo dell'isola d'Elba, in mezzo al santuario dei cetacei, c'è la più alta concentrazione di rifiuti in plastica di tutto il Mediterraneo: 892mila frammenti per km2, rispetto ad una media di 115mila. Il dato emerge da un rapporto realizzato da Arpa Toscana e dalla struttura oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna, su richiesta di Legambiente. Il rapporto sintetizza i principali studi scientifici sull'inquinamento da plastica in mare e fa il punto della situazione degli oceani in generale e del Mediterraneo, con un focus sui mari italiani.
La plastica è il principale rifiuto tra quelli rinvenuti in mare, con percentuali che variano tra il 60 e l'80% del totale dell'immondizia trovata nelle acque. In alcune aree si raggiunge anche il 95%. Si tratta in gran parte di plastica leggera, sottile, che è anche la più insidiosa per la fauna marina, e che proviene soprattutto dalle buste usa e getta. Il nostro paese le ha messe al bando con la finanziaria del 2007, ma fino al 1 gennaio scorso, data dell'entrata in vigore del divieto di commercializzare sacchetti non biodegradabili, detenevamo ancora il primato del consumo europeo con il 25% del totale.
Naturalmente l'Italia non è l'unica responsabile del problema e le concentrazioni localizzate dipendono anche dal moto delle correnti marine. Si calcola che in tutto il Mediterraneo galleggino 500 tonnellate di rifiuti in plastica. La situazione non è migliore negli oceani. Il Pacific Plastic Vortex è un'isola di plastica galleggiante che si estende per alcuni milioni di chilometri quadrati nell'oceano Pacifico. Nel nord Atlantico si arriva a concentrazioni di 334mila frammenti di plastica per chilometro quadrato.