foto di Carlo Mari Courtesy of Istituto
Oikos, esposta alla mostra
a cura di Sara Occhipinti
Al Museo
di Storia Naturale di Milano è stata
inaugurata la mostra "Io Maasai perdo la terra",
realizzata in collaborazione con Istituto
Oikos (organizzazione no profit per la tutela
della biodiversità e l'utilizzo sostenibile delle
risorse naturali).
Il percorso didattico, tra pannelli esplicativi e foto
dell'autore Carlo Mari, illustra uno dei problemi
ambientali più gravi del nostro tempo: la
desertificazione (vedi box a lato).
Quali sono le conseguenze di questo fenomeno sulle popolazioni
che dipendono direttamente dalla terra, con la t minuscola?
Quali le strategie da attuare per arginare il problema?
Ne abbiamo parlato con Giorgio Bardelli, dell'Associazione
Didattica Museale e con Paola Mariani,
dell'Istituto Oikos e curatrice della mostra.
La mostra si apre con una sezione descrittiva
che spiega con schede illustrate le basi scientifiche
del fenomeno desertificazione.
Segue, poi, l'esposizione fotografica con gli scatti
d'autore che ritraggono il popolo Maasai nelle attività
quotidiane. L'esperienza di questa popolazione, infatti,
è proprio il filo conduttore della mostra:
le dirette testimonianze dei protagonisti delle
fotografie mettono in luce i problemi legati all'approvvigionamento
dell'acqua, del cibo e delle risorse energetiche che
ciascuno di loro deve affrontare quotidianamente e
sottolineano lo stretto legame che intercorre tra
il suolo come risorsa e i bisogni delle società
umane.
Di seguito un esempio di queste testimonianze: una
giovane donna Maasai di Mkuru nella Tanzania settentrionale,
descrive la fatica sopportata per trasportare il legname
per il fuoco.
"...Nella foto sto trasportando
la legna ...lego un fascio di rami con una corda e
lo sorreggo ponendo la corda sulla fronte. E' davvero
un lavoro doloroso, a volte metto dei vestiti sulla
testa per sentire meno lo sfregamento della corda,
ma il male è comunque parecchio. Appena caricata
la legna mi dirigo, senza mai fare soste, dalla savana
fino a casa, quale che sia la distanza da percorrere.
Cerco di non pensare al dolore e magari canto a bassa
voce. Cantare è l'unico modo per distrarre
la mente e camminare più serena."
Agnes Elias, 25 anni
Agnes Elias ritratta mentre trasporta
la legna per il fuoco (foto di Carlo Mari Courtesy
of Istituto Oikos)
E proprio il canto, come emerge dalle
parole sopra riportate, assume un ruolo importante
nella tradizione di questo popolo come ci ha spiegato
Janemary Ntalwila, ecologa tanzaniana e direttrice
di Oikos in Africa orientale.
I canti delle donne maasai, infatti, sono svariati
ma assumono due connotazioni principali: possono essere
delle preghiere rivolte a dio oppure canti
di incoraggiamento a se stesse per sopportare
la fatica e il dolore del lavoro quotidiano. Il significato
del canto cambia a seconda della condizione e dello
stato d'animo in cui la donna si trova in quel momento.
Il termine desertificazione non descrive, come
molte persone sono portate a credere, l'avanzata dei
deserti (detta invece desertizzazione), ma la degradazione
del terreno, quindi l'impoverimento del suolo dovuto
a fattori naturali ed antropici.
Dalla "terra" dipendono la disponibilità
di acqua, cibo e persino di aria respirabile.
Se il terreno non è più in grado di produrre,
le popolazioni strettamente legate alle risorse naturali
sono costrette a subire grandi disagi. Ecco perché
questo fenomeno è considerato non solo un grave
problema ambientale, ma anche economico e
sociale.
L'uomo contribuisce significativamente all'aggravamento
delle condizioni del suolo, lasciando la sua "impronta"
sul pianeta sempre più marcata.
In molti paesi, specialmente in quelli in via di sviluppo,
vengono coltivate intensivamente zone non adatte
ad una vera e propria agricoltura, finché il
terreno, completamente impoverito, non riesce a produrre
più nulla. Anche un'irrigazione eccessiva
nelle zone a clima caldo può peggiorare la situazione,
favorendo l'accumulo di sali minerali, tossici per la
maggior parte delle piante. La forte evaporazione può
infatti arricchire artificialmente il suolo di sali
che sono contenuti anche nell'acqua dolce.
Cause della desertificazione attribuibili all'uomo sono
inoltre il sovrapascolo, che rende il suolo privo
di vegetazione e incapace di assorbire acqua perché
troppo compatto e l'eliminazione delle piante
per ottenere legname per il fuoco o per creare nuove
aree coltivabili. Eliminando la vegetazione, viene
a mancare l'humus che rende fertile il terreno e
il suolo risulta soggetto in maggior misura all'erosione
causata dal vento e dalla pioggia.
Moebius è andato sulla Luna!
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