I servizi e le interviste
di Moebius


Un nuovo modo per imparare a leggere e scrivere


 
   
 

a cura di Federico Pedrocchi

A noi, da piccoli, quando ci insegnano a leggere e scrivere, facciamo la cosa giusta?
Non v’è dubbio che è giusta perché leggere e scrivere serve, il punto è un altro: ce lo insegnano nel modo migliore? Teniamo presente che da molti anni il sistema è bene o male lo stesso.
Ce n’è un altro, progettato da un abile maestro di Verona, Giovanni Meneghello, che è un signore oggi di una certa età, un signore che alla sua cultura di maestro ha aggiunto molte altre conoscenze complesse che riguardano il funzionamento della mente e soprattutto quella dei bambini.
Nel corso di Infinita...Mente, una rassegna di seminari e brevi convegni che si è svolta a Verona due settimane fa e che era dedicata alle ricerca sulla mente.
Giovanni Meneghello ha studiato un metodo diverso "Leggere per sillabe, scrivere per lettere" per insegnare a leggere e scrivere, basato sull’apprendimento e non sull’imparamento (guardate che questo termine, imparamento, è stato usato dai ricercatori che a Verona hanno commentato il metodo del maestro: è un neologismo ma lo si vuole usare per definire una acquisizione di contenuti un po’ forzata, mentre l’apprendimento si fonda su un processo naturale).
Veniamo al dunque: un bambino deve apprendere come si scrive 'cicogna'. Ma quando lo deve fare lui, o lei, cicogna e già una parola che conoscono, che usano, perché sanno parlare.

Ascoltate il maestro Giovanni Meneghello e pensate di avere fra le mani un cartoncino che vi presenta su un lato la figura della cicogna e, dietro, la parola scritta.




C ’è la figura della cicogna, c’è anche cicogna scritto ma la bambina non sa leggere, però sa bene che il primo pezzo è “ci”, e questa bambina, ha anche davanti un gioco con dei cubotti di plastica, anzi sono dei prismi esagonali, che sulle sei facce hanno la famiglia che avete appena sentito citare dal maestro 'ci-ce-cio-cia-ciu', e sulla faccia superiore del prisma cosa c’è? C’è una ciliegia, che il bambino sa perfettamente cos’è e che sa essere una parola che inizia con il suono 'ci'. E’ abbastanza chiaro? Insomma, a reggere la danza dell’apprendimento è il suono, che è una attività spontanea.
Abbiamo chiesto allora a Giovanni Meneghello: insegnare ai piccoli la scrittura e la lettura tenendo fuori i suoni è una cosa innaturale, e questo può anche significare che apprendiamo più tardi ?


Per chi fosse interessato c’è il gioco, ovvero una scatola progettata con tutti i pezzi che servono per praticare questa nuova strategia per l’insegnamento di scrittura e lettura. Di fatto è uno strumento didattico, utile per gli insegnanti, lo chiamiamo gioco e anche gli ideatori lo chiamano così perché la componente giocosa è un aspetto fondamentale della pratica.
C’è un Istituto, l’Istituto Prout, che sta lavorando a questo progetto e che ha ideato il confezionamento del gioco didattico. Per info: www.ricerca.prout.it

 

 

 

 

 

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