Immaginiamo la foce di un fiume, il
punto in cui l'acqua salata del mare si incontra con
quella dolce del fiume. Pensiamo ora di sfruttare
la differenza di potenziale fra soluzioni che presentano
concentrazioni saline diverse per produrre energia
pulita e gratuita.
Per fare questo è necessario installare impianti
capaci di estrarre e catturare questa quantità
di energia. Fino ad ora la realizzazioni di questi
impianti era decisamente anti-economico, visto che
si trattava di sfruttare il principio di osmosi attraverso
membrane molto costose.
Un ricercatore dell'Università Milano Bicocca
ha scoperto, casualmente, come ottenere questa energia
in maniera efficace e a costi vantaggiosi. Si chiama
Doriano Brogioli e ci spiega cosa ha scoperto!
La ricerca
È già capitato che una scoperta in un
determinato campo avvenisse, quasi casualmente, mentre
si cercavano soluzioni in ambiti molto diversi. È
quello che è successo a Doriano Brogioli, fisico
e ricercatore presso il dipartimento di Medicina Sperimentale
dell'Università di Milano-Bicocca, impegnato
col gruppo di lavoro del professor Francesco Mantegazza
a sviluppare farmaci antitumorali e contro l'Alzheimer.
Lavorando con i colleghi del suo team sulla meccanica
e l'elettrocinetica del Dna si è imbattuto
in un'intuizione sul potenziale energetico che può
essere ricavato dal contrasto fra soluzioni con diversi
gradi di salinità. In un anno di lavoro
è riuscito a mettere a punto una metodologia
efficace per la produzione a costi vantaggiosi di
energia elettrica estraibile dal mix di acqua dolce
e salata, o dal mix di acqua con diversi gradi di
salinità.
In effetti, che il miscuglio di acqua dolce e acqua
salata rilasciasse una quantità di energia
era un fatto già noto al mondo scientifico
sin dagli anni Settanta del secolo scorso, ma non
si erano ancora fatti passi avanti per la realizzazione
di impianti capaci di estrarre e catturare questa
energia in modo costante.
Il lavoro con l'idea del nuovo prototipo di supercondensatore
è stato pubblicato lo scorso luglio sulla rivista
Physical
Review Letters e ripreso anche da Nature.
Il funzionamento dei supercondensatori
a doppio strato
Immagine 1 - funzionamento del supercondensatore
Le tecniche proposte negli anni Settanta erano antieconomiche
perché basate sull'osmosi e richiedevano l'impiego
di membrane costose e facili a sporcarsi che permettevano
il funzionamento degli impianti solo per poche ore.
Negli ultimi anni si è tornati a fare ricerca
su questo argomento ma i risultati sono ancora lontanissimi
dall'essere praticabili, soprattutto perché
i costi di realizzazione degli impianti restano alti.
La tecnica è basata sull'elettrocinetica
e sulla tecnologia dei supercondensatori a doppio
strato, formati da due elettrodi di carbone
attivo (vedi foto accanto). Il carbone attivo
è un materiale che viene usato nella depurazione
dell'acqua ma essendo molto poroso si presta per la
realizzazione di elettrodi con grandissima superficie,
fino a mille metri quadri per ogni grammo. Grazie
a questa enorme superficie, quando i due elettrodi
vengono messi nell'acqua salata e vengono caricati
assorbono gli ioni e possono contenerne quantità
immense. Ora, la tecnica di costruzione di questi
condensatori è già nota ma nessuno aveva
mai pensato a cosa succede quando, dopo aver caricato
il condensatore con acqua salata, si immette acqua
dolce. Quello che succede è che gli ioni vengono
rimossi dal condensatore sviluppando un potenziale
di energia maggiore rispetto a quello iniziale.
Il funzionamento a ciclo continuo permette, dunque,
di ottenere quantità interessanti di energia
pulita e gratuita.
Ma quanta energia si può ottenere
con un impianto di questo tipo? Il ciclo continuo,
basato su quattro fasi con carico e scarico di acqua
salata e dolce (ved. immagine 1), con un flusso di
acqua di un litro al secondo permette di estrarre
circa 1 kW di energia netta, cioè l'equivalente
del consumo giornaliero di una casa in cui si fa grande
uso di corrente elettrica. Se, per ipotesi, l'impianto
fosse alimentato dall''intera portata d'acqua di un
fiume come il Po, l'energia che si potrebbe ottenere
è nell'ordine del mezzo GW, cioè pari
a quella prodotta da un impianto nucleare di ultima
generazione.
Le possibili applicazioni
La localizzazione ideale di impianti questo tipo è
lungo la costa nei pressi di foci ed estuari, per
soddisfare i bisogni energetici di piccoli centri
urbani. Ma la realizzazione potrebbe avvenire anche
in zone desertiche dove, canalizzando l'acqua del
mare verso una salina, è possibile ottenere
acqua con diversi gradi di salinità e impiegare
parte dell'energia prodotta anche per dissalare l'acqua
e immetterla nelle reti idriche lì dove c'è
carenza di acqua dolce.
I costi di produzione dell'energia mediante l'impianto
a supercondensatore sono stati stimati intorno ai
10 centesimi di euro per kWh, mente il costo di
realizzazione di un impianto di dimensioni "domestiche"
si aggira tra i mille e i duemila euro, con costi
di gestione intorno ai duecento euro all'anno.
Inoltre, sul piano della sostenibilità ambientale
e della produzione di sostanze inquinanti, il sistema
ideato da Brogioli presenta molti vantaggi rispetto
alle altre fonti di energia pulita attualmente in
uso. Ad esempio, oggi la produzione delle celle solari
basate sul silicio mono o policristallino consuma
molto combustibile e quindi rende gli impianti fotovoltaici
domestici, almeno fino a quando la tecnologia non
sarà cambiata, poco ecologici in termini di
energia consumata/energia prodotta.
Verso la tecnologia sviluppata nei laboratori
del dipartimento di Medicina Sperimentale hanno già
manifestato interesse alcuni potenziali partner commerciali
interessati alla produzione e distribuzione del prodotto.
A farsi avanti sono stati il Centro di ricerca olandese
Wetsus e la SGL Group, una società internazionale
leader nel campo dei prodotti basati sul carbone con
sede anche a Milano.