a cura di Federico Pedrocchi, Chiara Albicocco e Alberto Agliotti
Domanda di Diego È possibile che i sosia abbiano antenati in comune?
Risponde Roberto Defez, ricercatore presso l'Istituto di genetica e biofisica del CNR di Napoli.
Non è affatto detto che i sosia abbiano antenati in comune, anzi, io sospetto che non sia così. Condividere i geni non significa necessariamente somigliarsi. Sui geni agisce l'ambiente e la cosiddetta epigenetica, la regolazione di come i geni si esprimono. Gemelli non monozigotici non si assomigliano per nulla, eppure vengono dallo stesso padre e dalla stessa madre: i fattori epigenetici portano una grande variabilità anche tra i membri di una stessa famiglia. Non c'è ragione di sospettare che sia necessario quel particolare patrimonio genetico e quindi un genitore in comune per avere una somiglianza. Esiste un'impronta di famiglia, ma non ricordo due fratelli identici.
Per definire un sosia ci riferiamo a insiemi di tratti in comune: forma del naso, degli occhi, della bocca, aspetti più generali come l'espressione del volto, che non ha bisogno di raffinate derivazioni genetiche. La presenza di caratteristiche uguali in persone diverse è un evento del tutto casuale.
Detto questo, abbiamo tutti antenati comuni. Le popolazioni che hanno dato origine alla nostra specie, muovendosi dall'Africa qualche decina di migliaia anni fa, erano ridotte a poche centinaia di individui. Ma basta tornare indietro di duecento anni per scoprire che siamo tutti imparentati. Lo dimostrano gli studi sugli isolati genetici, vale a dire le popolazioni che hanno avuto scarsi contatti con il mondo esterno, senza grandi flussi migratori. Lo si vede anche consultando i registri parrocchiali: le migliaia di abitanti che oggi popolano alcune nostre città derivano dagli stessi venti progenitori.