a cura di Federico Pedrocchi, Chiara Albicocco e Alberto Agliotti
Domanda di Carlo Che fine ha fatto il satellite Tethered? È stata abbandonata l'idea? E per quale motivo?
Risponde Patrizia Caraveo, direttrice di IASF Milano, Istituto di Astrofisica Spaziale
Era un dimostratore tecnologico per mettere alla prova un'idea che aveva la semplicità del genio. Il genio era quello di Bepi Colombo, grandissimo professore di Fisica spaziale dell'Università di Padova e habitué della NASA. L'idea era sfruttare il campo magnetico terrestre per ricavare energia elettrica. In che modo? Con un filo di metallo conduttore ancorato a uno shuttle o alla stazione spaziale e disposto in modo da essere un prolungamento del raggio terrestre, quindi perpendicolare alla superficie terrestre e all'orbita. La Terra è una grande calamita, un dipolo con un polo nord e sud collegati dalle linee di campo magnetico, un campo di forza che le bussole possono rilevare (noi ce ne accorgiamo molto meno). Come spiega la legge di Faraday, muovendosi nel campo e tagliandone le linee di forza il filo "ruba" energia al campo stesso e può ad esempio caricare le batterie di un satellite in orbita intorno alla Terra.
Idea geniale, ma non facile da attuare. Il problema è srotolare il filo in assenza di gravità. In realtà la gravità continua ad esserci, ma la stazione spaziale si muove in modo da essere sempre in caduta libera rispetto alla Terra, quindi tutto fluttua e il filo non si srotola facilmente. L'esperimento è stato tentato due volte (vedi sito NASA). La prima volta (missione TSS, Tethered Satellite System) il filo si è subito ingarbugliato e dopo numerosi tentativi di liberarlo gli astronauti hanno dovuto tagliarlo per evitare che diventasse pericoloso. La seconda volta (missione TSS-1R) si è riusciti è srotolarlo quasi del tutto e si è visto che poteva funzionare, ma poi il filo si è spezzato.
Insomma, è un'idea brillante, ma la sua implementazione si è mostrata più difficile del previsto.