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Evoluzione, ovvero variazioni sul tema


 
   
 

di Federico Pedrocchi, Chiara Albicocco e Alberto Agliotti

Domanda di Alfredo

Come si spiegano, dal punto di vista evolutivo, alcune unicità come la proboscide dell'elefante o le strisce bianche e nere della zebra?

Risponde Telmo Pievani

I tratti che contraddistinguono una specie, come la proboscide o la striatura del pelo, possono essere spiegati attraverso due caratteri peculiari dell'evoluzione: la replicabilità e la novità. Con "replicabilità" si intende la storia della specie, che attraverso un processo particolare ha portato alla definizione di un risultato singolare e irripetibile. Ottenere lo stesso risultato una seconda volta è, dunque, praticamente impossibile. Il termine "novità", invece, ricorda che nei processi evolutivi non si forma mai nulla ex novo, ma si procede sempre attraverso l'adattamento di caratteri già presenti.

In natura, infatti, esistono molti animali con una protuberanza che ricorda la proboscide dell'elefante: leoni marini, tapiri, insetti. Nessun'altra specie ha una struttura allungata come quella del pachiderma, ma questa non è "comparsa dal nulla", si è allungata nel corso di milioni di anni.

Ogni variazione è spinta da due diverse forze: le pressioni ambientali e la variabilità interna. Se l'ambiente in cui vive una specie muta, alcune strutture potranno tornare utili ed essere potenziate, mentre altre potranno perdere d'importanza e andare perdute. A questo si aggiunge la variabilità che è normalmente presente in un gruppo: gli individui che avranno maggior successo si riprodurranno di più (in gergo, aumento della fitness) e porteranno avanti i loro tratti peculiari, tralasciando tutti gli altri.

Come disse il grande evoluzionista americano Stephen Jay Gould, l'evoluzione è "variazione sul tema": su alcuni temi prevalenti agisce l'evoluzione, proponendo variazioni che sarà poi l'ambiente a selezionare.

Ascolta la risposta di Telmo Pievani

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06.09.12

 

 

 

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