a cura di Federico Pedrocchi, Chiara Albicocco e Alberto Agliotti
Domanda di Dario Franceschini Perché gli orzaioli passano guardando nella bottiglia dell'olio? È verissimo, l'ho sperimentato!
Risponde Giuseppe Monfrecola, ordinario di Dermatologia dell'Università Federico II di Napoli
Una risposta scientificamente ineccepibile è a dir poco ardua. La cosa comunque mi lascia perplesso. Se immaginiamo che ci siano tracce d'olio sulla bottiglia e che queste vadano a contatto della parte lesionata, allora forse si può avanzare un'ipotesi terapeutica. Tuttavia la letteratura medica è piena di cure aneddotiche che non hanno alcuna validità scientifica. Come dico sempre ai nostri dottorandi, però, se qualcuno afferma che un asino vola non bisogna obiettare che non è possibile: è un ipotesi come le altre e come tale va dimostrata. Come si procede? Si verifica un'ipotesi approntando un metodo sperimentale o un'indagine statistica. Si prendono mille asini, si portano su una montagna e si buttano giù per vedere se qualcuno vola. Non me ne vogliano gli animalisti, lo dico solo per argomentare. Dovremmo quindi fare un'indagine statistica anche con l'olio, provando un certo numero di applicazioni. Se riscontriamo un numero sensibile di casi di guarigione, dobbiamo poi spiegarci perché la cura funziona approntando un metodo sperimentale.
Insomma, l'ipotesi di Franceschini è affascinante, ma occorre validarla statisticamente e poi vedere cosa in quell'olio funziona in senso antinfiammatorio o antibatterico. Mi chiedo: quanti orzaioli Franceschini è riuscito a curare con quel metodo? E poi: l'olio era pugliese, umbro, toscano? Era extravergine?