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Il fumo della candela


 
  candela  
 

a cura di Federico Pedrocchi, Chiara Albicocco e Alberto Agliotti

 

Domanda di Sergio da Milano, nostro fedele ascoltatore:
Perché un fiammifero o una candela fanno fumo nel momento in cui li spegni e non lo fanno, o comunque molto meno, quando sono accesi?

Risponde Andrea Frova, fisico dell'Università La Sapienza di Roma e divulgatore scientifico.

In una candela o un fiammifero accesi il fenomeno in gioco è naturalmente la combustione: una reazione in cui l'ossigeno dell'aria si combina con il carbonio della cera — nel caso della candela — o del legno — nel caso del fiammifero, formando vari composti, soprattutto acqua e anidride carbonica. La combustione porta il sistema ad alta temperatura, le particelle prodotte diventano incandescenti e, come tutti i corpi incandescenti, emettono luce: questa è la fiamma. Il fumo è assente, o quasi, perché non si producono corpuscoli non luminosi.
Spegnendo la fiamma, lo stoppino della candela, che brucia insieme ai vapori della cera, è ancora caldo, ma non abbastanza da emettere luce. Si sollevano però particelle non propriamente combuste, grumi carboniosi nerastri che tendono a salire perché più caldi dell'aria. È il fumo, una combustione mal riuscita, fatta a temperatura troppo bassa. Il fumo continua a uscire finché lo stoppino o il legno si raffreddano.
In generale, un oggetto riscaldato emette particelle che si spargono nell'aria. Una minestra sul fornello acceso, per esempio, emana un profumo molto più forte rispetto a quando è fredda, perché le particelle in circolazione sono molte di più.

 

Ascolta la risposta di Andrea Frova

Scarica il file audio in mp3

 

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30.01.2013

 

 

 

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