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Un dinosauro alla frontiera


 
   
 

a cura di Federico Pedrocchi e Barbara Gallavotti

Se ti succede di restare su questo pianeta per un centinaio di milioni di anni, possono capitartene di tutti i colori. Puoi vivere in un ambiente umido, e trovarti seppellito in un deserto; puoi startene in pace sotto le rocce per tempi lunghissimi, e poi trovarti impelagato in una rivoluzione, senza i documenti che ti servirebbero per emigrare...
Tutto questo è successo a un dinosauro tunisino, scoperto grazie a una collaborazione tra paleontologi tunisini e italiani e in attesa di partire per Bologna, ma bloccato dall'instabilità che si è prodotta nel Nord Africa.
"La sua prima destinazione era il museo geologico Giovanni Cappellini - spiega Federico Fanti, giovane ricercatore che ha partecipato alla spedizione - La nostra priorità è stata metterlo in sicurezza sul terreno e garantirgli poi un degno laboratorio per la preparazione e le analisi. Come tutti i fossili, è proprietà dello stato in cui viene rinvenuto. Noi mettiamo a disposizione le nostre conoscenze per la preparazione e lo studio, ma la sua destinazione finale è la Tunisia."
Si tratta di un dinosauro erbivoro molto grande, tra dieci e quindici metri di lunghezza, trovato in una zona ai confini del deserto tunisino ricca di fossili. La sabbia lo ha conservato perfettamente per cento milioni di anni. Le sue dimensioni fanno pensare che il luogo in cui è stato trovato fosse molto più ospitale: il clima era certamente caldo ma anche più umido, con una vegetazione adatta a garantire la sopravvivenza di animali così grandi. Anche dal punto di vista geologico la situazione era diversa. Resti di dinosauri identici rinvenuti su entrambe le sponde del Mediterraneo rimandano all'esistenza di vie emerse tra Europa e Africa, che permettevano ad animali anche di grande taglia di camminare da un lato all'altro.
La crisi nordafricana ha ritardato l'espatrio dei resti, ma non ha compromesso i lavori, grazie all'intensa collaborazione con gli scienziati tunisini. Il dinosauro non è ancora stato estratto completamente. "Stimiamo ne manchi ancora una metà. Speriamo di organizzare una nuova missione dal prossimo ottobre, visto che il clima autunnale è il più indicato per gli scavi."

Al microfono Federico Fanti dell'Università di Bologna

Ascolta l'intervista a Federico Fanti

Scarica il file audio in mp3

17.02.2011

 

 

 

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