Una reazione a catena, che secondo la Nasa sarebbe
già in atto e avrebbe già superato la
soglia critica, potrebbe trasformare progressivamente
l'orbita bassa del pianeta in territorio ostile, percorso
da un fuoco icrociato di detriti letali per l'attività
spaziale.
Li chiamano space debris, detriti spaziali,
ma anche "spazzatura killer" potrebbe essere
una buona definizione. Se infatti il problema della
spazzatura terrestre è che rimane dov'è
finché qualcuno non la porta via - cosa che,
come sappiamo, non sempre accade - questa se ne va in
giro a 7 o più chilometri al secondo: una ventina
di volte la velocità di un aereo di linea. Tale
deve essere la velocità di un oggetto perchè
possa rimanere stabilmente in orbita intorno alla Terra.
Si tratta di materiale di vario tipo: dai bulloni alle
borse per
gli attrezzi, dai satelliti abbandonati a interi
stadi di lancio missilistici che, esaurita la loro funzione,
vengono sganciati e rimangono a fluttuare. Ogni lancio
può perciò portare in orbita molti detriti,
anche senza incidenti.
Dal 1957, anno del lancio del primo satellite
artificiale - lo Sputnik - si è mandato in orbita
di tutto e di più, mentre pochissimo ci si è
preoccupati di riportare a terra. I satelliti che una
volta cessato di funzionare sono stati abbandonati lungo
la loro orbita, anzichè essere distrutti o recuperati,
sono la grande maggioranza. Ad essi vanno aggiunti numerosi
altri detriti, come frammenti creati da impatti, oggetti
persi dagli astronauti (dalla macchina fotografica alla
borsa degli attrezzi) fino appunto agli stadi di lancio.
Questi ultimi sono pezzi di missili serviti a portare
in orbita altri satelliti e rimasti in orbita a loro
volta, spesso con ancora dei residui di carburante al
loro interno, quindi potenzialmente esplosivi in caso
di impatto con altri oggetti, anche piuttosto piccoli.
A questi impatti sono da attribuire almeno parte delle
200 esplosioni che si sono registrate in orbita la cui
causa è ignota.
I "Detritologi" come Claudio Portelli, esperto
di detriti spaziali dell'ASI e promotore dell'ultima
risoluzione ONU per la Mitigazione dei Detriti Spaziali,
classificano pragmaticamente questa variegata popolazione
di detriti spaziali in letali e non letali.
Non
letali sono gli oggetti sotto il centimetro: gli scafi
dei satelliti e degli impianti in orbita sono fatti
per resistere agli urti di questi piccoli detriti, tra
cui si annoverano anche molti micrometeoriti. Oggetti
sopra i 10 centimetri, invece, sono decisamente letali
per qualunque attrezzatura spaziale, e sono monitorati
da appositi sistemi radar. Poi, c'è tutta una
popolazione intermedia. Nel complesso i frammenti pericolosi
si contano a centinaia di migliaia (vedi colonna a destra).
Reazione a catena
La simulazione mostra lo sparpagliamento dei detriti
in orbita
dopo un impatto come quello che si è verificato
il 10 Febbraio 2009 tra i satelliti russo e americano
Dei due satelliti scontratisi il 12 Febbraio si è
parlato molto, forse perchè è la prima
volta che si scontrano due oggetti intatti (sebbene
uno ormai disattivo); ma come si è detto, di
incidenti nello spazio se ne sono registrati moltissimi
negli anni. E la situazione è destinata a peggiorare
se non si farà qualcosa.
Detriti di taglia superiore ai 10 cm, quindi a maggior
ragione interi satelliti o carcasse di grossa taglia,
impattando sono in grado di distruggere qualunque tipo
di attrezzatura spaziale in orbita. Ogni volta che ciò
accade, quello che prima era un singolo oggetto si trasforma
a sua volta in una nuvola di proiettili letali. La NASA
ha sviluppato dei modelli secondo cui il mix di detriti
in orbita e di potenziali bersagli è già
superiore alla soglia critica oltre la quale può
innescarsi una reazione di ditruzioni a catena, che
porterebbe la bassa orbita terrestre (tra i 700 e i
1700 km di altezza) ad essere impraticabile.
Un problema analogo potrebbe verificarsi (ma al momento
l'allarme è inferiore) all'interno di un anello
a circa 36 mila km di distanza dalla terra, sopra l'equatore,
dove si trovano i satelliti geostazionari. Il resto
dello spazio è in buone condizioni, ma si tratta
di una magra consolazione.
Le regioni colorate sono quelle
più densamente popolate di detriti
Fermare la reazione
La tomba dei detriti spaziali è l'atmosfera
terrestre. Del tutto assurdo è infatti ipotizzare
di spedirli nello spazio profondo. Ogni anno nel suo
percorso intorno al Sole la Terra spazza
da 100mila a 200mila tonnellate di polveri e meteoriti
di ogni taglia. Le poche tonnellate di oggetti artificiali
che vi potrebbero ricadere annualmente, spedite nello
spazio dagli abitanti della terra, sono un contributo
decisamente minimo. Entrando nell'atmosfera questi oggetti
si disintegrano, cessando così di rappresentare
un pericolo (si tratta evidentemente di un rientro controllato,
diversamente alcuni detriti potrebbero giungere pericolosamente
a terra).
Per fermare la reazione è necessario anzitutto
regolamentare il diritto internazionale rendendo obbligatorio,
da qui in avanti, prevedere la disattivazione di ogni
capacità esplosiva a bordo delle attrezzature
lasciate in orbita; meglio ancora la loro distruzione
in atmosfera. A questo fine è sufficiente porle
su una traiettoria leggermente più ellittica,
perché, orbita dopo orbita, siano rallentati
ogni qual volta sfiorano l'atmosfera, finendo per ricaderci,
disintegrandosi, nell'arco di 20 o 25 anni.
Resta tuttavia il problema dei molti oggetti già
in orbita a cui non è possibile fare eseguire
alcuna manovra, e che andrebbero rimossi. A questo scopo
sono allo studio missioni robotiche che avrebbero il
compito di intercettare, agganciare e avviare verso
la distruzione almeno i bersagli più grandi.
Sofisticati spazzini orbitali, insomma, ma non abbastanza
per raccogliere i pezzi più piccoli e tuttavia
ancora pericolosi, per i quali al momento non c'è
nulla da fare.
Se i modelli della NASA sono corretti, la tempestività
è decisiva: gli incidenti tenderanno ad aumentere
in futuro rendendo tutto più difficile. La reazione
a catena potrebbe impennarsi a un certo punto, e in
quel caso avremmo perso il controllo. Più si
aspetterà, più l'impresa dovrà
essere massiccia e costosa.
3: le distruzioni di satelliti note. Oltre allo
scontro tra i due satelliti russo e americano ci fu
una distruzione satellitare nel 2007 (prova di forza
dei cinesi) e un lancio russo andato male nel 2008.
200: le esplosioni in orbita registrate, dovute
a cause ignote.
743: gli oggetti catalogati e seguiti dai radar
che sono ricaduti sulla terra nel 2008 (per un totale
di alcune tonnellate).
fino a 1000: i frammenti letali che potrebbe
aver prodotto l'impatto tra i due satelliti russo e
americano. La conta però è appena cominciata.
Oltre 6000: i satelliti spediti nello spazio
dall'inizio dell'era spaziale
18 mila: i detriti in orbita di cui è
nota la traiettoria, di 14 mila di questi è nota
anche l'origine. Si tratta di oggettiletali
con dimensioni superiori ai 10 cm, taglia al di sotto
della quale i radar terrestri non riescono ad arrivare.
300 mila: gli oggettiletali non
catalogati perche troppo piccoli o per altre ragioni.
30 milioni: è la stima del numero di
oggetti orbitanti sotto il centimetro. Non sono pericolosi
se non in casi rari.
Moebius è andato sulla Luna!
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Campagna 3
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