"Può darsi che all'interno di quello che noi chiamiamo vuoto, dove non ci sono particelle, non ci sono forze, non c'è nulla, invece esista un'energia che non conosciamo e che chiamiamo oscura o forse energia del vuoto. Può darsi che noi esistiamo perché veniamo dal nulla, il che mi sembra bellissimo e poetico."
Così Bruno Arpaia spiega il titolo del suo ultimo libro, L'energia del vuoto, edizioni Guanda. Il romanzo è un tentativo - riuscito - di mescolare concetti di fisica, vere e proprie lezioni di scienza e di storia della scienza e vicende umane di ricercatrici, ricercatori, scienziati teorici e sperimentali, giornalisti, alle prese con la più grande macchina mai costruita dall'umanità, il Large Hadron Collider del CERN di Ginevra.
La fisica è sempre presente nel discorso. Attorno alla fisica ruotano le vicende dei protagonisti, ma la fisica emerge anche come esigenza di base, tentativo di rispondere alle domande fondamentali.
"Penso che la fisica oggi viva un momento emozionante perché ha ricominciato a porsi le domande che si ponevano i filosofi greci presocratici: cos'è la materia, cos'è lo spazio, cos'è il tempo."
La fisica è vista quindi come parte integrante del sapere umano, non separata dalla cultura umanistica.
"Ci tenevo all'unione tra le due culture: a cinquant'anni dal saggio di Snow la situazione non è tanto migliorata. Ma gli occhi con cui scienziati e artisti guardano il mondo non sono così lontani: è necessaria da una parte e dall'altra una grandissima immaginazione. I fisici teorici oggi hanno molta più immaginazione degli scrittori, si inventano mondi. Le loro regole sono date per esempio dalla matematica. D'altra parte anche l'arte ha le sue regole ed è sbagliato pensare che viva solo di fantasia e ispirazione. Immaginazione e rigore sono due aspetti che vanno insieme, sia nell'arte che nella scienza. Del resto nel corso del Novecento la scienza è diventata molto meno esatta, parla di probabilità, di indeterminazione. È diventata molto più misteriosa. Non cerca di dare risposte: si pone domande per arrivare ad altre domande, cosa che da sempre ha fatto l'arte."