Ci sono tre russi, due europei e un cinese che vanno su Marte. Non è l'inizio di una barzelletta, ma un esperimento scientifico. Il viaggio però è soltanto una simulazione. I sei, tra cui l'italiano Diego Urbina, si trovano in Russia e vivono in un ambiente simile a quello della Stazione spaziale internazionale, rigorosamente isolati dal mondo esterno. Dopo sette mesi di "viaggio", sono arrivati a destinazione e stanno simulando la discesa sul pianeta.
L'esperimento si chiama Mars500, tanti sono i giorni di durata di una ipotetica missione con le attuali tecnologie (ne avevamo già parlato qui). La discesa significa che tre degli astronauti passeranno dai moduli abitativi al modulo che simula la superficie di Marte. Faranno attività scientifiche e analizzeranno il suolo indossando tute pensate per la superficie marziana, derivate da quelle usate per le attività extraveicolari dell'ISS.
L'esperimento serve a studiare il comportamento dei singoli sotto il particolare stress che deriva dal confinamento in un ambiente ristretto. Si osservano le dinamiche di interazione tra persone che hanno culture diverse e diversi modi di pensare. La situazione psicologica è complicata dal fatto che le "cavie" sanno che si tratta di finzione. La simulazione però è rigorosa, le scorte di cibo sono limitate, le comunicazioni hanno il ritardo di un segnale che deve percorrere la distanza Terra-Marte e sono anche stati simulati incidenti dei quali i sei non erano informati. In queste situazioni può capitare che si scoprano problemi che non erano stati previsti.
Al microfono Simona Di Pippo, direttore dei Voli umani dell'Agenzia spaziale europea.