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Gli accumulatori di animali


 
   
 

a cura di Chiara Albicocco, Federico Pedrocchi e Sara Occhipinti

C’è chi accumula compulsivamente oggetti, anche se inutili o di scarso valore, riempiendo la propria casa fino a non avere quasi più lo spazio di muoversi. E c’è anche chi, al posto dei beni materiali, accumula cani e gatti. Il fenomeno, chiamato “animal hoarding”, è diffuso, sebbene ancora poco conosciuto in Italia.

Si tratta di un comportamento patologico che porta chi ne soffre ad accogliere nella sua abitazione più animali di quanti ne possa mantenere e curare: si va da alcune dozzine fino a superare il centinaio. Le persone con questo disturbo (chiamate animal hoarder) non riescono quindi a garantire ai loro animali (in prevalenza cani e gatti ma possono essere coinvolte anche specie esotiche o selvatiche) standard minimi di nutrizione, igiene e cure veterinarie. Allo stesso tempo, tali soggetti sostengono di prendersi cura degli animali in maniera adeguata, non rendendosi conto (in parte o completamente) dello stato di malattia, inedia (o perfino di morte) in cui questi versano, né delle condizioni di deterioramento dell’ambiente domestico e degli effetti negativi che la situazione genera sulla loro vita.

Proprio lo stato di incuria in cui si trovano gli animali e le condizioni igieniche precarie fanno scattare le denunce ai servizi veterinari e alle autorità per la tutela della salute pubblica, che agiscono per lo più con operazioni di sequestro e intervenendo legalmente contro il proprietario.

Raramente vengono coinvolti i servizi di salute mentale, che a lungo hanno ignorato questo fenomeno a causa dell’apparente rarità con cui si manifesta e della tendenza a considerarlo uno “stile di vita” piuttosto che una condizione potenzialmente patologica.

Il comportamento sembra però tutt’altro che raro: negli Stati Uniti vengono registrati dai 700 ai 2000 nuovi casi all’anno. In Italia non si conosce ancora la diffusione del fenomeno perché non è mai stato direttamente studiato. Il primo gruppo di ricerca che sta iniziando a indagare il problema è quello guidato da Emanuela Prato Previde - docente di Psicologia generale all'Università degli Studi di Milano. Per saperne di più, l'abbiamo intervistata insieme a Elisa Colombo, dottoranda di ricerca in Neuropsicobiologia presso lo stesso istituto.

Ascolta l'intervista!

Scarica il file audio in mp3

Caratteristiche psicologiche e sociali degli animal hoarder

Da un punto di vista comportamentale, sono state individuate tre categorie di animal hoarder:

1) Il badante (overwhelmed caregiver): si tratta di una persona generalmente sola, con un forte attaccamento agli animali, che - a causa di difficoltà improvvise (malattie, problemi economici, perdita di una persona cara) - non riesce più a prendersi cura di loro ma non sa come uscire da questa situazione. Tende ad avere problemi di salute mentale come disturbi dell'umore o appartenenti alla sfera psicotica: in molti casi necessita di un tutore. Sebbene tenda a minimizzare il problema, rispetta le autorità e si mostra collaborativo.
2) Il salvatore (rescuer): sente di avere la "missione" di salvare gli animali: questo determina una compulsione inevitabile ad acquisirne in maniera attiva. È convinto di essere l'unico in grado di prendersene cura perciò, dopo averli salvati, non ne permette l'adozione e arriva ad accumularne una quantità che non riesce pù a gestire. Evita le autorità e impedisce loro l'accesso, non è collaborativo. Non è necessariamente solo, anzi può avere un coinvolgimento attivo nella società.
3) Lo sfruttatore (exploiter): si tratta della categoria più problematica. In questo caso l'animal hoarding si associa a caratteristiche sociopatiche o a disturbi di personalità. Lo sfruttatore accumula animali per soddisfare un bisogno personale e non mostra empatia nè verso gli animali, nè verso le persone. Nega il problema, ha un estremo bisogno di controllo e crede di avere competenze superiori a chiunque altro. Si procura gli animali in modo attivo e pianifica strategie per evadere i controlli, per esempio distribuendo gli animali tra altri hoarder e amici.

Per approfondimenti, visita il sito www.comportamentoanimale.it

4.07.2013

 

 

 

 

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