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Uno zoo spaziale


 
   
 

a cura di Chiara Albicocco, Sara Occhipinti e Federico Pedrocchi

Tratto dall'articolo della rivista Newton di dicembre 2010

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La tuta spaziale di Jurij Gagarin fu la prima ad essere lanciata in orbita, nell'aprile del 1961, ma - ATTENZIONE - lui non fu il primo astronauta. Molti lo precedettero: moscerini della frutta in primis! Poi scimmie, topi, cani, ecc. Sono loro i veri pionieri spaziali. Silenziosamente e a loro spese hanno aperto la strada alle successive missioni umane.

Partiamo dai primissimi astronauti : i moscerini della frutta.
Sono stati i primi animali intenzionalmente inviati nello spazio, a bordo di un razzo USA nel 1947. Lo scopo dell'esperimento era di valutare gli effetti dell'esposizione alle radiazioni solari. I moscerini furono recuperati vivi e vegeti.

Scimmie
Dalla fine degli anni 40 al 1961, trentadue scimmie di diverse specie hanno preso parte al programma spaziale USA. La prima scimmia astronauta è stata Albert I, un macaco di piccole dimensioni, lanciato nel giugno del 1948. Purtroppo Albert muore nella fase di lancio. Nel giugno del 1949, la NASA ci ha riprovato con Albert II. La scimmia raggiunge 133 km di altitudine, ma non sopravvive al rientro. È stata Yorik, nel 1951, la prima scimmia ad atterrare sana e salva.
È datato 1959, invece, il primo volo "doppio": due scimmie femmine, di nome Able e Baker rientrano a terra dopo un viaggio al di fuori dell'atmosfera, durato 16 minuti, di cui 9 a gravità zero, che le ha portate a 483 km di altitudine. Si tratta di un lancio parabolico, senza messa in orbita, quindi. Nel 1961, invece, Enos è stato il primo scimpanzé a orbitare attorno alla terra a bordo della navicella Mercury Atlas.

Topi
Antesignani del volo spaziale sono i topi. Nel settembre del 1951, 11 topolini accompagnano la scimmia Yorik nella sua missione. Tornano vivi dopo un volo che li aveva a portati a 72 km di altitudine. Segue poi, nell'aprile del 1958, il test "Mouse in Able" che prevedeva il ritorno sulla Terra di tre topi, lanciati nello spazio su tre razzi differenti: gli animali muoiono tutti durante il rientro. Nel 1961 i francesi lanciano nello spazio Hector. Nel 1960 a bordo dello Sputnik 5, 40 topi e 2 ratti, insieme ad altri animali, hanno compiuto il primo volo orbitale senza subire conseguenze negative.

Cani
I russi hanno scelto i cani come astronauti "apripista" perché ritenevano fossero in grado di reggere lo stress meglio delle scimmie.
Nel 1951 Dezik e Tsygan ("Zingaro") sono i primi cani a sopravvivere a un volo suborbitale. Dezik muore in un successivo lancio. Il cane spaziale più famoso è sicuramente Laika: il primo essere vivente ad aver orbitato intorno alla Terra nel settembre 1957 a bordo dello Sputnik 2, senza però fare ritorno. Solo nel 1960, come abbiamo anticipato nella sezione "topi", un gruppo riesce a tornare sano e salvo da un volo orbitale. L'equipaggio, a bordo dello Sputnik 5, è composto dai già citati roditori (40 topolini e 2 ratti), da due cani, Belka e Strelka, da un coniglio e da molti moscerini della frutta. Uno dei cuccioli di Belka viene poi regalato alla figlia del presidente Kennedy. Degni di nota anche i bastardini Veterok e Ugolyok, soprannominato "piccolo pezzo di carbone", che nel 1966 hanno fatto ritorno a terra indenni dopo aver trascorso 21 giorni in orbita. Scopo della missione: valutare gli effetti di un'esposizione prolungata degli animali alle radiazioni di Van Allen.

Porcellini d'India
9 marzo del 1961: assieme a un cane di nome Chernushka e a un vasto assortimento di topi e rettili, va in orbita il primo porcellino d'India.
Nel 1990 sono i cinesi a mandarne degli altri nello spazio.

Gatti
Il primo gatto inviato nello spazio è stato Felix, lanciato nel 1963 a bordo del razzo francese Véronique AGI. Torna sano e salvo. Una settimana più tardi, la Francia lancia un altro gatto che non ha la stessa fortuna. Muore durante il rientro.

Tartarughe
Settembre 1968: i Russi lanciano la navetta Zond 5 con un carico biologico che comprende due tartarughe. Lo Zond 5 fa un giro attorno alla Luna, per riportare poi il carico a terra con successo. Le tartarughe tornano avendo perso peso ma in buona salute.
Nel novembre 1975 invece la Soyuz 20 porta nello spazio delle tartarughe per oltre 90 giorni. Recentemente, nell'aprile 2010, il razzo iraniano Kavoshgar 3 ha fatto decollare tartarughe, ratti e anche dei vermi.

Rane
Nel 1970 la NASA lancia l' Orbiting Frog Otolith, un programma che invia nello spazio due rane toro per verificare come si sarebbero adattate all'assenza di peso. Le rane rimangono in volo per 6 giorni e l'esperimento è un successo. Purtroppo il veicolo spaziale va perso al rientro.
Pesci e dintorni
Il primo pesce inviato nello spazio è stato un mummichog, un piccolo pesce d'acqua salmastra utilizzato spesso nei progetti di ricerca per la sua capacità di sopravvivere in condizioni estreme. Una coppia di mummichog viene inviata a bordo dello Skylab 3 nel 1973. Anche carpe e ostriche hanno conosciuto lo spazio.

Ragni
1973, tocca ai ragni: Arabella e Anita, due ragni europei, partono a bordo dello Skylab 3. Scopo della missione: scoprire se i ragni tessono nello stesso modo anche nello spazio. La risposta è no: la trama della ragnatela è più disordinata e occorre più tempo per crearla. Tuttavia, si scopre che la seta fabbricata nello spazio è più spessa e di qualità superiore. Arabella e Anita tessono, ma poi muoiono durante la missione probabilmente a causa della disidratazione.

Tritoni
La missione Bion 7 del 1985 porta a bordo 10 tritoni (gli animali che ricostruiscono i propri arti se accidentalmente li perdono). Per sperimentare la rigenerazione, ai poveri tritoni furono asportati alcuni arti e delle sezioni dell'occhio. Risultato: i tritoni sono in grado di rigenerarsi molto più velocemente mentre si trovano nello spazio.

L'elenco potrebbe continuare con tardigradi, scorpioni, nematodi, scarafaggi, lumache, farfalle e larve di insetti, lanciati in orbita, soprattutto negli ultimi due decenni, più che altro per capire meglio gli effetti che lo spazio ha sugli esseri viventi.
A alcuni esperimenti possono sembrare assurdi o bizzarri, spesso inutili ma servono a placare la sete di sapere che l'uomo ha.

 

 

 

 

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