|
a cura di Margherita Fronte
Scienziato controverso, Kevin
Warwick, professore di cibernetica all'Università
di Reading (UK), conduce ricerche nel campo della robotica
e delle interfacce uomo macchina. Recentemente è
stato ospite del Fest di Trieste,
dove ha raccontato gli esperimenti di cui è stato
protagonista.
Ascolta l'intervista
a Kevin Warwick
Qui
potete anche ascoltare l'intervento integrale che ha tenuto
a Trieste. Il titolo della conferenza era "Metà
uomini, metà macchine".
Le ricerche di Warwick sull'intelligenza artificiale
lo hanno portato a progettare robot dotati di sensibilità
non lontane da quelle che a noi umani conferiscono i nostri
cinque sensi, e a realizzare piccoli robot mobili, pilotati
da una rete di cellule nervose (prelevate dal cervello di
ratti).
Ma l'aspetto più controverso dei suoi studi riguarda
l'ibridazione uomo-macchina. Warwick, infatti, è
convinto la prossima forma di vita a dominare sul nostro
pianeta potrebbe essere una specie a metà fra l'essere
umano e le macchine. E che l'umanità sarà
divisa fra coloro che accetteranno di ibridarsi con le macchine,
e gli altri: una sottospecie dalle potenzialità limitate.
In due occasioni, Warwick si è sottoposto in prima
persona a esperimenti di ibridazione con le macchine, facendosi
impiantare nel braccio dei dispositivi elettronici.
Il primo, nel 1991, gli permise di comunicare la sua presenza
alle apparecchiature elettroniche del suo laboratorio. Warwick
ritiene che chip di questo tipo, che sfruttano una tecnologia
che sta a metà fra quella dei Gps e quella delle
radiotrasmittenti (vedi
qui), potrebbero essere impiantati a tutti, per permettere
di localizzare in ogni istante le persone. Lo scienziato
sa bene che l'idea suscita timori, ma risponde citando l'utilità
di apparecchi di questo tipo nei casi, per esempio, di persone
scomparse.
In un secondo esperimento, nel 2002, si fece impiantare
nel braccio un microchip che gli permise di comandare a
distanza strumenti elettronici di diverso tipo. Fra questi,
un braccio meccanico che lo scienziato riuscì a muovere
collegandosi a internet: Warwick infatti si trovava alla
Columbia University di New York, mentre il dispositivo meccanico
era a Londra. In quell'occasione, sua moglie si fece impiantare
un dispositivo analogo: i loro sistemi nervosi entrarono
così in comunicazione e i due furono in grado di
scambiarsi semplici messaggi (per esempio, lui sentiva quando
lei muoveva il braccio).
La prossima tappa, che Warwick vorrebbe realizzare entro
i prossimo 6-7 anni, è la comunicazione telepatica,
da attuare attraverso impianti collocati direttamente nel
cervello. Lo scienziato ritiene che in questo modo sarà
possibile scambiarsi anche informazioni complesse quali
immagini e sensazioni.
Ascolta l'intervista
a Kevin Warwick
|