Il violinista norvegese Peter Herresthal suona uno strumento molto prezioso: è un violino costruito nel 1753 dal liutaio cremonese Giovanni Battista Guadagnini e battuto all'asta nel 2007 per un milione e duecentomila euro. Sulla sua autenticità non ci sono dubbi, ma per verificarne lo stato di salute e capire quali interventi di restauro ha subito nel corso dei secoli, senza comprometterne le qualità, lo strumento è stato sottoposto a un'analisi alla luce di sincrotrone nei laboratori Elettra di Basovizza, vicino a Trieste.
Il sincrotrone in questione è un acceleratore del tutto simile a quello del CERN di Ginevra, nel quale però le particelle non vengono fatte scontrare, ma incanalate a formare un fascio di raggi X, la cosiddetta luce di sincrotrone, che viene diretto verso la superficie del materiale da studiare.
Il fascio che si ottiene ha le caratteristiche ideali per l'analisi dei materiali: la luce molto intensa consente una misurazione rapida, e la lunghezza d'onda si può regolare selezionando quella più adatta allo scopo. Il metodo non è invasivo e ha permesso di condurre lo studio senza rischiare di danneggiare lo strumento, che deve essere mantenuto in condizioni di temperatura e umidità particolari.
Si è così scoperto che il violino ha subito un ritocco alle "effe" - le due aperture a forma di lettera "f" sulla cassa armonica, determinanti nella caratterizzazione del suono - e alcuni interventi sulla cassa medesima.
Al microfono, il fisico Franco Zanini, coordinatore dell'esperimento
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