"Vietato non toccare"
di Alessandra Drioli e Donato Ramani
Ed. Springer
Arte e scienza, due grandi attività umane, all'opera
da millenni, affiancate o separate a seconda dei casi
e dei periodi. Affiancate nel senso che l'arte si ispirava
a tematiche scientifiche; oppure separate nel senso
che una competizione si stabiliva fra le due culture,
nella ricerca di una superiorità dell'una sull'altra.
Negli ultimi anni assistiamo a una certa integrazione
fra i due mondi (perché di mondi si tratta).
L'arte attinge alla scienza dei materiali, per esempio,
trovando modalità espressive di grande originalità
nella quasi infinità capacità di creare
nuovi e sorprendenti aggregati molecolari.
In tutt'altra direzione si muove la computer art, nella
quale troviamo l'uso espressivo sia dell'hardware che
del software.
C'è un aspetto particolare del rapporto arte
e scienza contemporaneo che non si traduce direttamente
in opere ma, piuttosto, in una ricerca che riguarda
in genere la relazione con il pubblico. Stiamo parlando
del concetto di interattività, ovvero di una
relazione che si viene a stabilire fra un oggetto che
vuole comunicare qualcosa e il pubblico che questo qualcosa
vuole/deve ricevere. In un museo scientifico, soprattutto
nei cosiddetti Science Center, troviamo oggi
molte postazioni interattive, dedicate a spiegare un
particolare fenomeno e costruite secondo modalità
didattiche che prevedono un coinvolgimento dello spettatore
per raggiungere il risultato di una efficiente comunicazione
finale. Ebbene, nella storia dell'arte contemporanea
l'idea di coinvolgere il pubblico è presente.
Lo è con notevole enfasi negli ultimi anni, ma
con tracce significative già dai primi decenni
del secolo scorso.
Un saggio "Vietato non toccare" di
Alessandra Drioli e Donato Ramani analizza in che modo
il concetto di interattività sia passato e passi
oggi fra arte e scienza, in particolare nei musei.
Quarta di copertina
Science centre e ricerca artistica s'incontrano per
mettere in luce come la scienza oggi sta in società.
L'artista mette il naso nelle faccende scientifiche
e si fa interprete di curiosità e aspettative,
ma anche di rischi, paure e inquietudini che la scienza
e le sue applicazioni portano con sé. Lo scienziato
percepisce l'interesse crescente per il proprio lavoro:
festival, celebrazioni, concorsi, le iniziative abbondano.
Questo testo base è un primo passo per descrivere
una realtà in continua espansione, dominata da
quella vitalissima entropia che caratterizza ormai la
saldatura tra due culture che non possono più
stare separate.
La matematica in cucina
In scena al Teatro di Verdura in via Senato a Milano "La matematica in
cucina".
Il dilemma del prigioniero
In scena al Teatro Arsenale il dramma di Riccardo Mini. Intervista con la
protagonista e direttrice del progetto "Scienza in Teatro"