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a cura di Maurizio Melis
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essere liberamente utilizzato citando la fonte: www.moebiusonline.eu
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l'intervista a Mauro Basili (5min)
(Responsabile dell'Ufficio di Presidenza dell'ENEA)
La prima Vertical Farm al mondo potrebbe sorgere a
Milano, e avrebbe tutte le carte in regola per essere
il simbolo dell'EXPO 2015. Skyland - questo il nome
del progetto - è frutto della collaborazione
tra ENEA, che ha sviluppato l'impianto progettuale,
Agrimercati, che ha fornito la consulenza sul versante
agroindustriale, e l'assessorato alla Salute di Milano.
Feeding the Planet, Energy for Life, recita
lo slogan vincitore dell'EXPO, e Skyland li riassume
efficacemente entrambi. Si tratta di un grattacielo
verde, al cui interno vengono coltivati prodotti agricoli
biologici per 25 mila persone, che vengono distribuiti
al piano terra, in un centro commerciale, senza che
facciano un solo chilometro. L'edificio funziona senza
utilizzare un watt di energia che non sia autoprodotto
e senza generare rifiuti o emissioni.
Il progetto arriverà presto sul tavolo del Sindaco
di Milano Letizia Moratti. E a quel punto inizierà
il dibattito. Un dibattito, speriamo, non inquinato
da giudizi frettolosi. Perché, inutile negarlo,
di primo acchito l'idea di coltivare massicciamente
verdura in un palazzo in città appare improbabile,
problematica quando non assurda. Un'impressione che
però svanisce rapidamente leggendo i documenti
della Columbia University (ampiamente disponibili in
rete su www.verticalfarm.com)
che per prima, dieci anni fa, propose l'idea.
L'idea nasce dal lavoro di Dickson Despommier e dal
progetto Green-roof: l'esperimento che lo stesso Despommier
condusse per rendere verdi i tetti dei grattacieli di
Manhattan. Si tratta di studi volti a ridurre al minimo
l'impronta ecologica umana: ovvero la quantità
di risorse, espresse in metri quadri di territorio,
che ogni individuo sfrutta per condurre un certo tenore
di vita. Inutile specificare che per un abitante di
un paese ricco, questa impronta è enormemente
più grande di quella di un abitante di un paese
povero, e che la somma di tutte le impronte ecologiche
degli abitanti della Terra non dovrebbe superare la
superficie della Terra stessa (ciò che invece
accade). La sfida a cui il progetto Vertical Farm intendeva
rispondere sin dall'inizio, dunque, è meno spazio
e meno risorse per produrre gli stessi beni e servizi.
Efficienza è, perciò, la parola d'ordine
di tutta l'operazione.

La coltivazione in verticale presenta indiscutibili
vantaggi in termini di resa (fonte Valcent)
Non si sostiene che le Vertical Farm possano rappresentare,
da sole, la risposta ai ben noti problemi che l'eccessivo
sfruttamento di risorse naturali sta causando su scala
planetaria. Ma d'altronde, è persino improbabile
che una tale panacea esista. E' invece in un mix di
nuovi paradigmi produttivi e nuove tecnologie che va
cercato l'equilibrio, sapendo che solo l'esperienza
ci dirà, col tempo, con quali ingredienti e in
quali dosi si produce il mix ottimale. Ebbene: le Vertical
farm potrebbero decisamente farne parte. Mentre è
sbagliato vederle in contrapposizione alla salvaguardia
dei prodotti tipici e allo sviluppo di un'agricoltura
orientata a produrre servizi ambientali, e non solo
cibo. Semmai le Vertical Farm potrebbero liberare spazio
proprio per un utilizzo di maggiore qualità del
territorio.
Le Vertical Farm sfidano un paradosso che si è
consolidato al punto da essere dato per scontato: le
città sono luoghi in cui si concentra una enorme
domanda di beni, ma si producono solo servizi. A questo
stato di cose, si contrappone una nuova concezione di
città, a cavallo tra antico e postmoderno, che
vede ritornare all'interno delle mura attività
espulse nei secoli precedenti. Non solo la produzione
di energia, geotermica o fotovoltaica che sia, ma anche
l'agricoltura.
Il progetto, se tutto andrà bene, sorgerà
nell'area dell'Ex Macello, e si inserirà all'interno
della futura Città del Gusto e della Salute.
Si parla di un edificio di 30 piani, per un totale di
10 ettari di superficie, all'interno del quale varie
specie vegetali verrebbero coltivate con tecniche idroponiche
capaci di innalzare di varie volte la produttività
di ogni metro quadro di superficie (esistono progetti
che prevedono anche l'allevamento di pesci o di piccoli
animali, quì non contemplato).
L'ambiente di coltivazione sarebbe chiuso e controllato.
Ciò non solo permetterebbe alla struttura di
essere produttiva 12 mesi all'anno, ma evitando l'ingresso
di parassiti o erbe infestanti, eliminerebbe ogni necessità
di pesticidi e diserbanti. Anche l'aria verrebbe filtrata
prima di essere immessa nell'edificio, rimuovendo inquinanti
e polveri.
La struttura ideata dagli architetti dell'ENEA
si sviluppa attorno a un pilone centrale di 16 metri
di diametro, in cui sono alloggiati tutti i servizi,
e per il resto è costituita da un sistema di
tiranti e vetro, molto leggera e trasparente:"Non
bisogna immaginare - spiega Mauro Basili - un palazzo
convenzionale, diviso in piani, sui quali vengono installate
coltivazioni anziché uffici. E' qualcosa di completamente
diverso". Gli architetti dell'ENEA hanno curato
particolarmente l'aspetto notturno dell'edificio, ma
bisognerà aspettare la presentazione ufficiale
per vedere i progetti e capire (un'idea di come può
apparire una coltivazione verticale la si può
ricavare da questo
video promozionale di Valcent, un'azienda americana
attiva in questo settore).

Una vista notturna della Living Tower progettata
da SOA Architets
Mauro Basili è il Responsabile dell'Ufficio
di Presidenza dell'ENEA (l'organo che nello statuto
dell'ENEA sostituisce il vicepresidente) al quale fa
capo anche il Centro Studi, dove è stato messo
a punto il progetto. Skyland - spiega Basili - risponderà
al criterio dei "Cinque Zeri":
Zero Distance: ovvero vendita al dettaglio sul
luogo stesso della produzione. Evitando il trasporto
degli alimenti si risparmiano sia combustibile che rifiuti.
Zero Waste: tutti i rifiuti generati sia dalle
attività produttive che dalle altre attività
che si svolgeranno all'interno dell'edificio (sono previsti
punti ristoro, ponti per visitare l'installazione, un
auditorium e laboratori di ricerca e sviluppo) saranno
o utilizzati per produrre energia o riciclati.
Zero Emission: tutte le emissioni in aria e
in acqua saranno filtrate, evitando di immettere in
ambiente qualsivoglia inquinante.
Zero Pesticide: nessun bisogno di pesticidi,
antiparassitari o disinfestanti grazie all'ambiente
chiuso e controllato.
Zero Power: per funzionare, la struttura avrà
bisogno di alcuni GWh all'anno di energia, questi saranno
prodotti per un 40% circa fotovoltaico e dalla biomassa
proveniente dagli scarti vegetali, e per il resto dalla
più grande pompa geotermica d'Europa.

Nelle Vertical farm gli scarti verdi possono essere
bruciati per produrre energia elettrica
Le funzioni di Skyland non si esaurirebbero, come già
accennato, con la produzione di derrate alimentari.
D'altronde, le potenzialità di progetti di punta
come questi emergono, assai più che dalle mere
capacità produttive, da quelle di catalizzare
processi ad alto valore aggiunto, sia economico che
culturale. Si calcola che ogni dollaro speso in sonde
spaziali provochi una ricaduta economica di sette dollari
sulla terra. E' un dato comune ai progetti fortemente
innovativi.
Skyland ospiterebbe laboratori di ricerca deputati
allo sviluppo di tecnologie secondo due filoni principali.
Da un lato la stessa "tecnologia Skyland":
la torre, infatti, si configurerebbe per definizione
come il primo prototipo di Vertical Farm al mondo, primato
che potrebbe fare dell'Italia un leader tecnologico
con capacità di esportazione. Dall'altro lato,
nei laboratori si svilupperebbero tecnologie di monitoraggio
e tracciamento della qualità degli alimenti,
anche queste destinate a costituire un modello esportabile.
Obbiettivi che chiamano inevitabilmente in causa le
competenze e la capacità formativa dell'Università
di Milano, e in particolare della Facoltà di
Agraria, che è tra le migliori d'Europa. Infine,
in quanto luogo aperto, visitabile dal pubblico e fruibile
per attività culturali, Skyland eserciterebbe
una funzione di cinghia di trasmissione rispetto ai
temi della qualità degli alimenti e della loro
sicurezza.
Lo dichiariamo: questo progetto piace a noi di Moebius.
Convinti come siamo che il Paese debba posizionarsi,
all'interno dello scenario globale, come leader in alcuni
specifici settori industriali, come è stato per
molti anni con l'industria tessile, alimentare, del
design e della moda. I settori industriali che presentano
di gran lunga i trend di crescita più elevati,
sono oggi quelli connessi con le problematiche dell'efficienza
energetica e dell'ambiente. Ed è perciò
a questi che bisogna agganciarsi.
Solo un breve aneddoto per concludere. Circa un anno
fa fu diffusa la notizia che si sarebbe costruita la
prima Vertical Farm a Las Vegas. Fece rapidamente il
giro del mondo, ma si rivelò una bufala. Le cifre
che vi si citavano, però, non erano affatto improbabili.
La città tutta luci e pajette, vi si sosteneva,
non voleva farsi scappare l'opportunità di ospitare
l'ennesima attrazione, grazie alla quale avrebbe incassato,
compreso il contributo dei visitatori, più o
meno quanto un Casinò.
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