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Gli uri: tra storia e genetica


 
   
 

a cura di Mariachiara Albicocco

"Questi sono per grandezza poco inferiori agli elefanti, per l'aspetto e il colore e la forma sono tori. La loro forza è grande e grande è la velocità. E non risparmiano né l'uomo né la bestia che hanno avvistato ... ma neppure se catturati da piccoli si possono abituare all'uomo nè addomesticare. L'ampiezza e la forma e l'aspetto delle corna differiscono molto dalle corna dei nostri buoi"

Così li descrive Giulio Cesare nel suo De Bello Gallico (Capitolo 6.28).
Gli uri sono gli antenati estinti dei bovini moderni. Sono stati protagonisti di numerose storie mitologiche e non. Sono rappresentati nelle celeberrime pitture rupestri di Lascaux (nella foto in alto) e Livernon, in Francia. Per intenderci sono dei tori mastodontici con le corna ricurve in avanti.

Un gruppo di ricercatori italiani ha fatto una scoperta importantissima, alla quale è stata dedicata la copertina della prestigiosa rivista Current Biology. I genetisti dell'Università di Pavia hanno identificato le tracce genetiche dell´uro europeo nei bovini moderni!
Ma sentiamo che cosa significa e che importanza ha questa scoperta da chi ha diretto il progetto: Antonio Torroni, genetista dell'Università di Pavia.

Ascolta l'intervista!

Un po' di storia

La domesticazione dell'uro (Bos primigenius) in Medio Oriente - avvenuta ~10,000 anni fa - rappresenta una delle principali innovazioni della "rivoluzione" Neolitica ed ebbe ripercussioni significative in campo sia culturale che socio-economico per le popolazioni umane che, in tempi diversi, adottarono l'allevamento dei bovini.

L'uro (Bos primigenius), l´antenato estinto dei bovini moderni, é rappresentato in molte pitture rupestri del Paleolitico europeo - ad esempio quelle trovate a Lascaux e a Livernon, in Francia - come un animale di grossa taglia, con caratteristiche corna ricurve in avanti. Fonti storiche rivelano che a partire dal XIII secolo D.C. l´areale degli uri si restrinse esclusivamente all´Europa dell´Est e il loro numero andò via via riducendosi fino all'ultimo esemplare documentato, una femmina, morta in Polonia nel 1627.




Monumento all'ultimo uro a Jaktorów, Polonia.

La ricerca

QUI trovate l'articolo scientifico.

Il lavoro dei genetisti di Pavia ha dimostrato per la prima volta, analizzando 108 genomi mitocondriali, che persistono tracce genetiche degli uri Europei in alcuni bovini moderni. Infatti, la quasi totalità dei campioni sequenziati appartengono a due linee genetiche, l'aplogruppo I caratteristico dello zebu (Bos indicus) e l'aplogruppo T tipico delle razze taurine (Bos taurus), tuttavia tre dei 108 genomi sono risultati appartenere a linee genetiche differenti, denominate P e Q. La prima - nota perché evidenziata precedentemente nel DNA estratto dai resti ossei di uro - era comune nelle popolazioni di uro dell´Europa centro-settentrionale, ma non era mai stata trovata finora in nessun bovino vivente; la seconda, prima ignota, è stata identificata nella razza Cabannina - una razza autoctona ligure a rischio di estinzione (ne restano solo poche centinaia di esemplari) - e si ritiene possa derivare da una popolazione particolare di uri con diffusione geografica limitata al Sud delle Alpi.

I risultati della ricerca condotta nel laboratorio pavese hanno pertanto concluso che i bovini moderni (B. taurus) sono il risultato di un unico evento di domesticazione avvenuto nel periodo Neolitico nella Mezzaluna Fertile, a seguito del quale le mandrie domesticate hanno accompagnato l'uomo durante le sue migrazioni nel Vecchio Mondo. Tuttavia, nonostante la probabile selezione messa in atto da agricoltori e allevatori per evitare il mescolamento fra mandrie domesticate e uri selvatici, la genetica dimostra che ci furono comunque casi di mescolamento genetico in Europa tra uri selvatici e bovini domestici.

Come ci ricorda il Dott. Achilli: "Questo é il primo studio a compiere un'analisi filogeografica di interi genomi mitocondriali in una specie animale per definirne l'origine genetica; infatti questo livello di risoluzione era stato finora utilizzato solo per l'Uomo. Inoltre, trattandosi di bovini, i risultati ottenuti assumono importanti implicazioni di tipo storico-culturale e socio-economico, oltre che genetico dato che, dopo la domesticazione, la sopravvivenza dei bovini é completamente dipesa dall'Uomo. Pertanto i nostri dati avranno un forte impatto in diverse aree delle scienze biologiche: dalla zoologia alla genetica della conservazione e veterinaria, dalla paleontologia alla genetica umana e antropologia e, perché no, potranno anche incuriosire qualche allevatore".
"Considerando che" - conclude il prof. Torroni - "gli studi basati sul DNA antico non sono di facile realizzazione, l'approccio migliore per approfondire la conoscenza genetica degli uri europei estinti é quello di individuare i geni che occasionalmente essi hanno trasmesso alle mandrie domestiche. Uno studio di questo tipo richiede innanzitutto un'analisi molecolare al massimo livello di risoluzione possibile, cioè quello delle sequenze mitocondriali complete (estremamente difficili da ottenere con DNA antico) e dipende strettamente dalla sopravvivenza e salvaguardia delle razze bovine autoctone, che spesso, come la razza Cabaninna della Liguria, sono a rischio di estinzione".

Il genoma mitocondriale dei mammiferi è un piccolo DNA circolare (circa 17.000 coppie di basi) presente in centinaia/migliaia di copie per cellula, trasmesso per via materna senza ricombinazione e caratterizzato da un tasso evolutivo maggiore dei geni nucleari; perciò, la sua variabilità deriva esclusivamente dall'accumulo sequenziale di nuove mutazioni lungo le linee di radiazione femminili che nel tempo hanno portato alla formazione di entità monofiletiche chiamate aplogruppi. La prima sequenza completa di DNA mitocondriale (mtDNA) bovino è stata pubblicata ben 26 anni fa, appena dopo quella umana. Nonostante ciò gli studi sull´mtDNA bovino condotti finora si erano concentrati generalmente solo su una piccola porzione (240 coppie di basi) della regione di controllo. Studi analoghi condotti nell'uomo hanno evidenziato con chiarezza che spesso è insufficiente analizzare solo tale regione, perché essa presenta elevati livelli di mutazioni ricorrenti che confondono la struttura degli alberi e una variabilità troppo bassa per poter identificare tutti gli aplogruppi esistenti.

08.03.08

 

 

 

 

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