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Il tragico studio Tuskegee


 
   
 

a cura di Barbara Gallavotti

Ascolta il servizio con l'audio di alcune scene
dello spettacolo teatrale

Il 16 maggio 1997 Bill Clinton pronunciò un discorso in cui scusa per una delle vicende più traumatiche della storia medico-scientifica degli Stati Uniti: lo studio Tuskegee. La vicenda è stata presentata al pubblico dell'Auditorium di Roma il 9 novembre sotto forma di una rappresentazione teatrale a cura della Fondazione Sigma Tau. Sul palco due attori hanno dato lettura a estratti originali, selezionati da Gilberto Corbellini, provenienti dal discorso di Clinton e dal rapporto del comitato che dovette giudicare i fatti. Il commento è stato poi lasciato a Silvio Garattini e Stefano Rodotà.
Ma vediamo cosa fu questa drammatica vicenda Tuskegee.
Tutto cominciò nel 1932, in Alabama. Alcuni medici decisero di svolgere uno studio sul decorso della sifilide, soprattutto nei suoi stadi più avanzati. Furono coinvolti 600 uomini afroamericani. Erano quasi tutti analfabeti e furono proposte loro assistenza ospedaliera gratuita, cibo ed eventualmente funerali gratuiti. Ma ai 399 che risultarono affetti da sifilide non fu detto della loro condizione. Non fu detto all'inizio, quando avrebbero dovuto essere informati anche se non esistevano cure a parte trattamenti con metalli pesanti molto tossici. E non fu detto neppure tempo dopo, quando 250 di loro furono trovati positivi per la sifilide alla visita di leva e quando avrebbero potuto e dovuto essere trattati con penicillina, quella sì, efficace come cura. Incredibilmente lo studio non era ancora cessato 40 anni dopo il suo inizio, ma nel 1972 la stampa scoprì la vicenda e la fece divenire di dominio pubblico. Si scoprì che dall'inizio della sperimentazione 28 uomini erano morti direttamente di sifilide e 100 per complicazioni associate alla malattia. Quaranta mogli erano state infettate e 19 bambini erano nati affetti da sifilide congenita. Il Paese fu sotto shock: nulla di simile era mai venuto alla luce in una nazione considerata civile; non solo uomini afroamericani e le loro famiglie erano stati trattati in disprezzo dei più elementari diritti umani, ma per lunghi anni, dopo che la guerra era finita, non si era dato seguito alle norme sul consenso informato tracciate dopo il processo di Norimberga ai medici criminali nazisti, norme concepite proprio per delimitare il confine tra la tortura e la sperimentazione medica legittima.
La vicenda di Taskegee però non venne giudicata in maniera emotiva: un comitato tecnico si occupò di analizzarla.
I risultati del rapporto furono spietati. Non solo lo studio risultò immorale e razzista, ma anche mal condotto, di fatto sostanzialmente privo di efficacia. Il trauma nazionale portò anche alla nascita di un altro rapporto, che sancì le linee guida etiche per la sperimentazione biomedica su esseri umani, compreso ciò che riguarda la giustizia nella distribuzione dei benefici che ne derivano.
Da allora la sperimentazione biomedica ha fatto molti progressi, ma ha anche posto nuovi problemi; di conseguenza il dibattito su ciò che è lecito e ciò che non lo è non si è mai interrotto. Un punto cardine, unanimemente condiviso, è il fatto che tutti coloro che partecipano a sperimentazioni biomediche debbano essere adeguatamente informati e consenzienti. Ma come è possibile ottenere il consenso informato da persone ad esempio troppo incolte per capire davvero cosa si propone loro, o troppo deboli perché in carcere o in altre situazioni di disagio sociale? E cosa avviene in Paesi come l'India, che anche nel legittimo desiderio di mettere a punto farmaci per la propria popolazione ha triplicato in cinque anni il volume di affari legato alla sperimentazione biomedica, o in Cina, o in Africa? È lecito o meno coinvolgere in studi sperimentali come quelli sull'Aids persone che vivono in nazioni estremamente povere e non avrebbero comunque accesso ad alcuna delle cure disponibili per i più ricchi? In fondo, se il giudizio sul caso Tuskegee è stato chiaro e deciso fin da subito, diverse delle domande centrali che la vicenda ha sollevato non hanno trovato risposta definitiva. Né potranno forse mai trovarla, perché le condizioni sociali e scientifiche a contorno cambiano in continuazione, costringendoci a un inevitabile e incessante sforzo per comprendere cosa sia di volta in volta giusto fare, nella speranza di evitare vittime innocenti, sia fra quanti potrebbero essere coinvolti in sperimentazioni rischiose sia fra quanti potrebbero beneficiare di cure innovative, se fossero sviluppate.

 

 

 

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