Il dato di partenza è una notizia uscita su quotidiani
anche autorevoli e su molti siti. E che in parte va smentita.
Parliamo di una torre per l'assorbimento della CO2 atmosferica
(il gas responsabile dell'effetto serra) e quindi di una
specie di aspiratore che estrae la CO2 dall'aria. L'annuncio
viene dal Canada, da David Keith della Calgary University:
Keith è un noto scienziato impegnato sul fronte dell'ambiente.
Questa torre, si legge, intrappola la CO2 con una specie
di pioggerella di una certa sostanza: l'Idrossido di Sodio
(NAOH). Questo idrossido infine si deposita, avendo però
"inglobato" la CO2. Molta enfasi si è messa
su un aspetto, che è il punto centrale della nostra
discussione, e cioè che questo processo per funzionare
consuma poca energia. O in altri termini, il processo produce
molta meno CO2 di quella che riesce a sequestrare. Insomma:
c'è un bilancio molto positivo.
Ciò che nei media non è apparso chiaramente,
è che il processo non è finito, ma richiede
una seconda parte, finalizzata all'estrazione della CO2
dall'Idrossido di Sodio, che ha un impatto decisivo sul
consumo energetico complessivo. Il punto è che non
si possono semplicemente accumulare in un angolo masse enormi
di NAHO e CO2, e neppure se ne possono produrne enormi quantità
per alimentare il processo su scala globale. Vi sarebbe
infatti un bilancio materiale insostenibile.
Serve cioè un processo chimico che estragga la CO2
dall'NAOH, in modo che ce ne possiamo liberare, e rimetta
quest'ultimo, l'NAOH, a disposizione della torre di assorbimento,
perché possa essere riciclato nel processo di cattura
della CO2 dall'atmosfera. Questo processo esiste ed è
noto da tempo, ma è anche fortemente antieconomico.
Renato Baciocchi, docente di Ingegneria Ambientale
all'Università di Tor Vergata di Roma, è tra
i firmatari del primo articolo che uscì anni fa sull'argomento.
Il primo un cui si quantificò economicamente l'intero
processo. Ai microfoni di Moebius ha spiegato che la prima
parte del processo è un procedimento industriale
consolidato. Mentre le indagini - comprese quelle condotte
da Keith alla Calgary University - procedono infatti proprio
nella direzione di una maggiore sostenibilità della
seconda parte del processo...
Una domanda, però, emerge naturamente: è
veramente necessario? Le politiche attuali per contenere
la CO2 puntano a intercettare la CO2 dalle fonti delle emissioni
più intense (centrali energia elettriche, grande
industria - es siderurgia). O puntano a ridurrle le emissioni
mediante il risparmio energetico. Qui invece siamo di fronte
a una "terza via": sequestrare CO2 dall'atmosfera.
Che sia l'ultima spiaggia? Ne parliamo con Baciocchi...