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A cura di Maurizio Melis
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il servizio
E'ancora notte quando un operatore dell'Osservatorio sismologico
Ximeniano, a Firenze, annota queste parole: "Stamani
alle 5:21 negli strumenti dell'Osservatorio è incominciata
una impressionante, straordinaria registrazione: "Le
ampiezze dei tracciati sono state così grandi che
non sono entrate nei cilindri: misurano oltre 40 centimetri.
Da qualche parte sta succedendo qualcosa di grave".
E' il 28 dicembre 1908, e le dimensioni della tragedia non
appartengono ancora né alla storia, ne alla cronaca.
Non c'è televisione, e nemmeno la radio, che diventerà
mezzo di comunicazione di massa solo negli anni '20. La
notizia della devastazione uscirà sui giornali solo
due giorni dopo. Per intanto, una delle peggiori catastrofi
del XX secolo, il Grande Terremoto di Messina, è
soltanto un pennino impazzito. Ma poi ne impazziscono altri,
di pennini, sempre più lontano dall'epicentro mano
a mano che le onde sismiche si propagano attraverso e sotto
la superficie terrestre raggiungendo altri osservatori ovunque
nel mondo. Incrociando i dati, molto imprecisi a quell'epoca,
diventa chiaro che il sisma ha colpito da qualche parte
sul territorio italiano. Ma a que punto la tragedia si è
già consumata. In poco più di 40 secondi,
un terremoto superiore al 7° grado della scala richter
riduce in macerie oltre il 90% degli edifici a Messina facendo
danni gravissimi anche a Reggio Calabria e nelle località
circostanti. Al buio, sotto un diluvio incessante, seminudi
e disorientati i sopravvissuti fuggono dalla città
in fiamme per gli incendi scatenati dalla rottura delle
tubature del gas. Cercano rifugio sulla costa.
Per alcuni minuti il peggio sembra passato. Poi, improvvisamente,
le acque si ritirano. E' una rincorsa letale. Ondate alte
più di 10 metri si riversano immediatamente dopo
sul litorale schiantando tutto e tutti. Alcuni marinai russi,
che assistettero alla scena da una nave al largo della città
raccontarono che a un certo punto Messina era semplicemente
scomparsa: il mare ci era salito sopra". Saranno tra
i primi a portare soccorso. Ma ormai Messina non c'è
più. Di 130mila abitanti 80 mila sono morti. Altri
15 mila sono scomparsi a Reggio calabria: un terzo della
popolazione. La conta dei morti non raggiungerà mai
una cifra definitiva: 100 mila, forse 120 mila con i centri
minori. E' cronaca di 100 anni fa.
Oggi, le città ricostruite si affacciano ancora
sullo stesso mare, e poggiano sulle stesse, incerte fondamenta.
E proprio su queste un nuovo studio sta cercando di fare
chiarezza. Le registrazioni sismografiche dell'epoca infatti,
anche per via del fatto che saturarono i sismografi, non
hanno nemmeno permesso di localizzare con certezza l'epicentro
del sisma. In quale faglia, insomma. E anche i dati più
raffinati di cui disponiamo oggi lasciano diversi punti
oscuri sulle strutture geologica sottomarine dello stretto.
Il progetto, dell'Istituto di Geofisica e Vulcanologia in
collaborazione con la Protezione Civile, si chiama Messina
1908-2008, e durerà due anni.
Ne abbiamo parlato con Pino d'Anna che è uno dei
responsabili del progetto.
Ascolta
l'Intervista a Pino d'Anna
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