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Terremoto in Abruzzo: le cause dei crolli


 
   
 

a cura di Maurizio Melis e Federico Pedrocchi

ascolta l'intervista a Guido Magenes

Moebius torna sul terremoto in Abruzzo insieme a Giudo Magenes. Magenes, lo ricordiamo, è uno dei massimi esperti italiani in strutture antisismiche (lo avevamo già sentito a proposito della tecnologia degli edifici antisismici). Nei giorni scorsi è stato impegnato coi colleghi dell'Eucentre di Pavia nei sopralluoghi volti a stabilire l'agibilità degli edifici a L'Aquila. Con lui cerchiamo di fare il punto su quanto è emerso da queste prime spedizioni.

Anzitutto, spiega Magenes nell'intervista, è necessario precisare che allo stato attuale delle indagini nemmeno gli esperti sono in grado di fare affermazioni certe su alcune ipotesi circolate largamente sui media, e probabilmente ispirate più dalla (pur comprensibile) emotività del momento che da elementi oggettivi. Tra queste ipotesi, vi è certamente da annoverare la questione della sabbia di mare, il cui utilizzo in montagna, a grande distanza dalla costa, ne renderebbe il trasporto decisamente antieconomico (le cosche mafiose, da questo punto di vista, hanno decisamente maggiore convenienza a prelevare sabbia da cave illegale).

In ogni caso, dati conclusivi su eventuali illeciti o negligenze (che pure non si possono escludere) necessiteranno analisi di laboratorio e ulteriori e più approfonditi sopralluoghi, che richiederanno settimane se non mesi. D'altronde gli edifici più disastrati - nei quali più realisticamente si potrebbero ravvisare delle irregolarità - sono stati esaminati molto superficialmente. I team che stanno svolgendo i sopralluoghi, infatti, si sono concentrati sui fabbricati in migliore stato, in quanto la priorità è di consentire a quante più famiglie possibile tornare a casa.

C'è, tuttavia, un dato che emerge chiaramente già da questo primo screening, ed è come l'incuria e la mancanza di manutenzione siano all'origine di molti crolli. C'è per esempio un caso emblematico, spiega Magenes nell'intervista, di sei palazzine identiche. Due di queste erano state sottoposte a opere di consolidamento, nemmeno particolarmente impegnative, grazie alle quali se la sono cavate egregiamente. Le altre, invece, sono state pesantemente danneggiate, e una è prossima al crollo.
In molti casi, poi, sono stati decisivi piccoli particolari costruttivi, assai più della qualità dei materiali. E deleteri si sono dimostate, in molti casi, le sopraelevazioni (i fanosi recuperi dei sottotetti), che si sono sbriciolate mentre il resto dell'edificio ha retto.

Insomma, se un una lezione si può apprendere da quanto accaduto a L'Aquila, è che la prevenzione funziona, mentre una certa facilità nel costruire può risultare fatale. Una lezione di cui non c'era bisogno: bastava un po' di buonsenso.

 

 

 

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