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di Maurizio Melis
Gli interrogativi alla base della scienza evoluzionistica
si sono sollevati sempre più in alto sino ad abbracciare
temi come l'emersione della coscienza. La lente scruta ora
tra le nebbie di un'epoca che vide i primi uomini abbandonare
la mera produzione di beni materiali, armi o rifugi più
o meno raffinati, e produrre i primi beni immateriali: idee,
lingue, simboli, concezioni, miti e tutto l'armamentario
per poter trasmettere conoscenze ai propri discendenti e
innescare il processo culturale; il tempo in cui il brodo
cognitivo coaugula trovando forme di organizzazione nuove,
dando vita a culture e civiltà.
Ma ancora la nebbia non si è del tutto diradata
nel punto in cui l'Homo sapiens fece il passo che
lo rese definitivamente umano. Forse schegge di memoria
di quell'antico evento sopravvivono nei miti palingenetici
di culture sparse per tutto il mondo. Ma finalmente, anche
l'indagine scientifica ha aggiunto abbastanza dettagli al
quadro per rendere chiaramente identificabili alcuni elementi
di base.

Antichi strumenti litici. E' ai manufatti che bisogna
guardare per capire di quale livello cognitivo fossero
dotati i loro aterfici. Quì, per esempio, non c'è
traccia di significati simbolici.
Ian Tattersall, Direttore del Dipartimento
di Antropologia dell'American Museum of Natural History
- New York, autore di fortunati libri quali "Il cammino
dell'uomo" - Ed. Garzanti Libri 2003, è
uno dei più rappresentativi studiosi dell'alba dell'umanità.
Egli sostiene sia tempo, ormai, di abbandonare l'idea che
il processo di "umanizzazione" sia stato lento
e progressivo. Mentre si è invece imposto come una
discontinuità, e ha rappresentato una rottura rispetto
al passato.
E' un punto, questo, irrisolto dai tempi di
Darwin e Wallace. Una domanda in cui taluni indivuduano
implicazioni anche aldilà dei confini della scienza,
e che adesso, a distanza di oltre un secolo, assume invece
un nuovo significato scientifico: quali sono gli elementi
che hanno catalizzato le facoltà biologiche umane
- acquisite nel corso di una storia evolutiva ormai chiara
nei suoi tratti fondamentali - e innescato quel prodigioso
fenomeno, quella misteriosa proprietà emergente che
è la mente umana? Nell'intervista (Novembre 2007)
Ian Tattersall traccia le linee fondamentali delle sue convinzioni
in proposito.
Intervista a Ian Tattersall
Prof. Tattersal, lei afferma che ci sono prove evidenti,
tra i fossili di ominidi fin qui ritrovati, che le dimensioni
del cervello sono aumentate regolarmente nel corso degli
ultimi 6 milioni di anni, ma che non c'è alcuna prova
che, parallelamente, con l'aumentare della massa cerebrale,
siano emerse gradualmente anche le capacità cognitive
simboliche. Perciò, se non gradualmente, queste capacità
devono essersi sviluppate repentinamente, o comunque in
un lasso di tempo molto più breve di quello che si
immaginava. Ma iniziamo da ciò che sappiamo sul cervello.
Ciò che ricaviamo dalle prove fossili di crani è
che mediamente, durante gli ultimi due milioni di anni,
la dimensione del cervello degli ominidi è cresciuta
piuttosto velocemente. Ciò che questo significa,
però, non è chiaro, perché non c'è
una sola specie le cui dimensioni del cervello si sono incrementate
costantemente, ma abbiamo moltissime specie diverse coinvolte
in questo andamento generale. E anzi, sembra probabile che
per tutto quel lasso di tempo le specie dotate di un cervello
grande siano state in competizione con quelle con un cervello
più piccolo. È proprio questo il meccanismo
che ha portato a cervelli sempre più grandi nel corso
del tempo.
Però, se vogliamo capire qualcosa delle loro
capacità cognitive, dobbiamo guardare ad altri reperti
Le dimensioni dei crani e dei cervelli, non ci dicono nulla
su che tipo di capacità cognitive avessero. L'unica
possibilità che abbiamo per comprendere quale realmente
fosse la natura dell'intelligenza dei primi ominidi, è
guardare a ciò che hanno realizzato con le loro mani.
In questo caso troviamo che, per esempio, mentre la fabbricazione
di strumenti anche piuttosto raffinati si spinge molto indietro
nel tempo, le prime indicazioni che abbiamo di un pensiero
simbolico - che è l'unica capacità che ci
distingue nettamente dal resto del mondo vivente - non vanno
oltre i 100.000 anni di storia.
Cioè quando sono comparse, quasi dal nulla, le
prime pitture rupestri e i primi oggetti che riportavano
simboli, come pietre coperte di incisioni e così
via
Ecco: cosa ci dice tutto questo sul processo evolutivo
che ha portato all'emersione dell'intelligenza simbolica?
Possiamo dire che è nata improvvisamente, con un
balzo?
Sì, la mia opinione è che la transizione tra
cultura non simbolica e simbolica fu molto rapida. Una transizione
che si basò sull'acquisizione di una qualche nuova
capacità neurologica: una mutazione genetica, forse
a livello della chimica del cervello, che si combinava con
una lunga storia evolutiva favorevole. Ma il potenziale
di questa nuova capacità neurologica aveva bisogno
di essere attivato da uno stimolo culturale. E la mia idea
è che questo stimolo fu l'invenzione del linguaggio.
Quindi avevamo dei cervelli pronti per il linguaggio, probabilmente,
ma non da molto tempo prima che il linguaggio fosse inventato.

Le pitture rupestri indicano senzaltro capacità
di rappresentazione simbolica
Vorrei essere sicuro di aver capito: c'era una capacità
potenziale dovuta a una qualche mutazione che l'aveva resa
possibile, poi il l'invenzione del linguaggio ha catalizzato
questa potenzialità. E' così?
Abbiamo acquisito il potenziale per il linguaggio e il
pensiero simbolico indipendentemente dal fatto di usarli.
Il potenziale era lì, come risultato di una fortunata
coincidenza: l'intersezione tra un lungo passato evoluzionistico
e un elemento nuovo, emergente. A quel punto l'espletazione
di questo nuovo potenziale fu un fatto molto rapido, probabilmente
innescato dall'invenzione del linguaggio in qualche gruppo
non linguistico.
Cosa possiamo dire sul futuro dell'evoluzione umana
a partire da questa lettura del passato?
La possibilità di una futura evoluzione della nostra
specie, o meglio, di una futura evoluzione "biologica"
della nostra specie, è molto limitata, e rimarrà
tale fin quando la nostra popolazione rimarrà così
numerosa. Se per qualche ragione la nostra popolazione fosse
ridotta a un piccolo numero, il potenziale per l'acquisizione
di nuovi caratteri biologici sarà recuperata. Ma
nella situazione attuale non mi aspetto alcun cambiamento
biologico significativo nella popolazione umana. Ma non
dimentichiamo che noi siamo anche caratterizzati da una
velocissima evoluzione culturale. E non c'è ragione
di attendersi che questo tasso di evoluzione culturale,
che ha accelerato enormemente dai tempi dell'emersione dell'Homo
sapiens, rallenti improvvisamente nel futuro prossimo.
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