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Cosa c'entra una rete di calcolatori messa a punto dai fisici
delle particelle con la musica antica? Moltissimo, perché
proprio questa rete può fornire le enormi risorse di calcolo
necessarie per ricostruire virtualmente stumenti musicali ormai
perduti, partendo dalle informazioni fornite dai resti archeologici.
La sfida è stata affrontata da un gruppo di ricercatori
del progetto ASTRA (Ancient instrument Sound/Timbre Reconstruction
Application), coordinato al Cern
di Ginevra e dal Conservatorio
di Salerno. Lo scopo è ottenere una riproduzione perfetta
degli strumenti, che tenga conto anche di variazioni minime come
le asimmetrie nello spessore di una corda. Gli strumenti virtuali
potranno essere messi a disposizione di conservatori e musei,
consentendo così a chiunque dei cimentarsi con la musica
antica.
Ascolta
l'intervista a Domenico Vicinanza,
responsabile del progetto al Cern.
La tecnica utilizzata per ricreare il timbro degli strumenti musicali
si chiama "sintesi per modelli fisici" (physical
modeling) ed è basata sulla simulazione del comportamento
fisico dello strumento attraverso equazioni matematiche ed algoritmi
che ne descrivono la struttura e le reazioni agli stimoli (soffio,
percussione, pizzico, sfregamento). Ad esempio, per ricostruire
il suono di un tamburo si mette a punto matematicamente, attraverso
complessi sistemi di equazioni, una membrana elastica simile a
quella dello strumento da studiare. Le informazioni di base sono
tipicamente resti archeologici, descrizioni prese dalla letteratura,
campioni di materiali, raffigurazioni pittoriche che forniscono
preziosi ragguagli circa i materiali, le forme e le tecniche musicali
utilizzate per produrre il suono.
ASTRA si avvale della tecnologia più avanzata al momento
per il calcolo distribuito su scala internazionale, il "Grid
computing", ovvero la computazione distribuita su larga
scala.
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