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Stress astronautico


 
   
 

a cura di Mariachiara Albicocco

Immaginate di essere rinchiusi in una manciata di metri quadri, per 105 giorni con altri 6 individui. Ci sono tutti gli elementi per crisi di claustrofobia panico, stress e quant'altro. Ora però dovete pensate, e qui viene il bello, di essere astronauti e i metri quadri non sono quelli di un monolocale ma sono i metri cubi di una navicella spaziale.
Sono sei, infatti, i volontari di cui quattro russi (due cosmonauti, un medico e uno specialista di medicina dello sport), un francese (pilota dell'aviazione civile) e un tedesco (ingegnere militare) che dal 31 marzo vivono rinchiusi dentro la navicella spaziale NEK parcheggiata in questo momento vicino Mosca. I 6 volontari stanno simulando il viaggio interplanetario che Nek compirà realmente quando l'agenzia spaziale russa e l' agenzia spaziale europea manderanno in orbita la missione per l'esplorazione di Marte

I sei partecipanti, selezionati tra oltre cinquemila candidati, non possono avere contatti col mondo esterno, non possono usare internet, cellulari e altri mezzi di comunicazione…
Le condizioni sono davvero estreme, un team di ricercatori italiani del Centro Extreme sono stati a Mosca per studiare i meccanismi biologici, psicologici e di stress di questi finti astronauti costretti in uno spazio molto ridotto.
Tra questi c'era anche lo psichiatra Angelo Gemignani, del dipartimento di Scienze Fisiologiche dell’Università di Pisa.

Ascolta l'intervista a Angelo Gemignani



Scarica il file audio in mp3


Lo studio
Il Centro Extreme, composto da Sant’Anna, Università di Pisa e Ifc-Cnr, ha misurato le risposte psico-fisiche dei sei uomini chiusi nel simulatore della navicella destinata, nel 2020, alla spedizione per il Pianeta Rosso. Per capire come lo stress agisce in condizioni estreme anche sulla Terra. Il progetto getta le basi per una ‘medicina prenosologica’, una disciplina con competenze integrate.

Un esperimento senza precedenti per misurare l’incidenza dello stress e le risposte - fisiche e psicologiche - dell’organismo umano al confinamento forzato in un ambiente ristretto. Chiusi negli spazi angusti della navicella spaziale NEK, sei astronauti russi simulano in queste ore il viaggio dalla Terra verso Marte: a studiarne gli effetti e valutarne le possibili applicazioni terapeutiche su vasta scala sono i ricercatori del Centro Extreme, team multidisciplinare composto da ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna, dell’Università di Pisa e dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (IFC-CNR). Condotto nell’ambito del progetto Mars 500, lo studio Ares (Astronauts resistance enhancement to stress) ha già dato i suoi primi risultati: il team, infatti, è appena rientrato dalla Russia dove ha condotto una serie di esperimenti finalizzati a indagare i meccanismi biologici, psicologici e fisici che sono alla base della vulnerabilità individuale allo stress e a utilizzare i dati ottenuti per mettere a punto misure correttive. Della squadra fanno parte Angelo Gemignani, del Dipartimento di Scienze Fisiologiche dell’Università; Remo Bedini, Antonio Benassi e Alessandro Pingitore di Ifc-Cnr; Antonio L’Abbate, professore ordinario alla Scuola Superiore Sant’Anna e direttore del Centro Extreme.
Grazie alle misure messe a punto dai ricercatori toscani in tre giorni e tre notti di intenso lavoro (test psicologici, esami del sangue, monitoraggio di parametri autonomici, elettroencefalogramma ad alta densità, ecc.), è stato possibile acquisire i dati relativi alle risposte, sia fisiche che psicologiche, dei sei uomini che dal 31 marzo scorso sono chiusi nel simulatore spaziale NEK: la navicella destinata, nel 2020, alla vera spedizione su Marte. Il monitoraggio proseguirà per tutti e cento i giorni del viaggio virtuale di andata verso il pianeta rosso. Il quadro che emergerà - oltre a costituire una premessa indispensabile per la spedizione - consentirà di saperne di più sulla reazione psicofisica dell'organismo umano allo stress originato da condizioni estreme. E permetterà di trovare una soluzione per allentare la tensione e prevenirla. Soluzione che, oltre che sugli equipaggi delle missioni spaziali, potrà avere ricadute sulla popolazione in generale e in particolare sarà di aiuto per capire la relazione fra stress, sonno e funzioni dell'asse cuore-cervello anche negli operatori (come pompieri, militari, addetti alla protezione civile) costretti a lavorare in condizioni estreme.
Il Centro Extreme conduce da tempo studi d’avanguardia sugli effetti dello stress sull’asse cuore-cervello-polmoni; in un recente passato sono stati posti sotto esame i cosiddetti ‘atleti estremi’, ovvero i recordman dell’apnea profonda (tra questi, Umberto Pelizzari e Carlos Coste) e i triatleti delle competizioni Ironman. Gli astronauti rappresentano ora un modello ideale per lo sviluppo delle ricerche. Aggiudicatosi il primo posto nella selezione avviata dall’Agenzia Spaziale Italiana, il progetto pisano studia le modifiche dell’onda cerebrale Sleep Slow Oscillation dovute allo stress. Rilevata attraverso un elettroencefalogramma a 128 canali (quello tradizionale possiede al max 32 canali), questa onda sostiene tutte le altre nella fase più profonda del sonno e garantisce il benessere. Il Centro Extreme sta dimostrando che su alcuni atleti, dopo una performance estrema che fa salire lo stress, la Sleep Slow Oscillation diminuisce o scompare, alterando le proprietà ristoratrici del sonno. Il ripristino dell'onda permette di recuperare il benessere”. E' su questo che si concentreranno i ricercatori e i risultati fino ad oggi ottenuti offrono interessanti prospettive.
Il progetto getta le basi anche per lo sviluppo della cosiddetta “medicina prenosologica”, ovvero una nuova disciplina integrata in cui competenze medico-biologiche, tecnologiche si associano a quelle sociologiche ed architettoniche con l’unico scopo di salvaguardare la qualità della vita dell’uomo.

 

 

 

 

 

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