Sta meglio la popolazione di stambecchi della Marmolada,
che ha rischiato il tracollo negli anni scorsi. Fino all'inverno
2003-2004 era la più numerosa delle Alpi orientali con
oltre 500 capi censiti. Ma quell'anno, a causa di una forma di
rogna e di una stagione particolarmente rigida, subisce un tracollo
che in pochi mesi la porta a contare circa 200 esemplari. Allarmata,
la Provincia di Belluno, in collaborazione con il Corpo Forestale
dello Stato, attiva un piano per salvaguardare gli stambecchi
già nella primavera del 2004. L'intervento, mai tentato
prima, prevede la cattura e il trattamento farmacologico del maggior
numero possibile di animali. Coordinato dall'Università
di Torino, il piano riesce a tamponare la situazione: la sopravvivenza
degli stambecchi malati e trattati tocca infatti l'80%, mentre
fra gli esemplari non trattati muore il 90% degli animali colpiti
dalla rogna. Nel 2006, tuttavia, la colonia raggiunge il suo minimo
storico: il censimento indica che ora, sulla Marmolada, vivono
poco più di 100 stambecchi.
Serve quindi un nuovo intervento, per ripristinare la colonia,
introdurre la resistenza alla malattia e incrementare la variabilità
genetica, compromessa dalle dimensioni ridotte raggiunta dalla
popolazione.
La seconda fase del salvataggio vede coinvolti la provincia di
Belluno, il Corpo Forestale dello Stato, la Regione Friuli Venezia
Giulia e il Safari Club International-Italian Chapter, che fornisce
il sostegno finanziario. Il piano, condotto da veterinari e ricercatori
delle Università di Padova e di Torino, prevede l'immissione
di maschi adulti provenienti da una popolazione che ha già
sperimentato la malattia.
Ascolta l'intervista a Maurizio Ramanzin,
del Dip. di Scienze Animali dell'Università di Padova
Vengono trasferiti dal gruppo del Montasio, nel Tarvisiano, 14
maschi adulti (9 nel 2006 e 5 nel 2007). L'operazione ha pieno
successo: tutti i maschi traslocati, che da allora sono costantemente
monitorati mediante radiotracking, sopravvivono, nessuno si allontana
dalla colonia (come spesso è invece avvenuto in altre immissioni),
il loro comportamento sociale è simile a quello dei pochi
maschi locali e le osservazioni nel periodo degli amori fanno
ben sperare sul loro successo riproduttivo. I risultati definitivi
sugli aspetti sanitari e sugli effetti genetici dell'immissione
sono attesi per il 2010.
Nel frattempo l'epidemia ha concluso il suo corso e la popolazione
ha iniziato una ripresa demografica. L'ultimo censimento ha contato
circa 180 animali.